Un anno di CSRD: i primi report ESG delle società quotate italiane a confronto, e uno sguardo oltre confine

La nuova direttiva CSRD porta sfide concrete alle imprese. Nel suo studio, CSRD Insights, Deloitte analizza dati, approcci e priorità emerse nei report 2024

Di Redazione

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 20-06-2025

Si è appena concluso il primo ciclo di rendicontazione delle società quotate italiane secondo la nuova Direttiva CSRD. A tirare le somme su com'è andata, è Deloitte nella sua ricerca “CSRD Insights | I primi report delle quotate italiane a confronto”. 

L'indagine, svolta su 85 società quotate sul mercato Euronext Milano, è stata realizzata per offrire alle imprese uno strumento utile per analizzare quanto emerso finora, confrontarsi con le scelte adottate dal mercato e orientare in modo più mirato le attività in vista del prossimo esercizio di rendicontazione.

“Consapevoli della necessità delle imprese di confrontarsi dopo questo primo anno di applicazione della CSRD e di quanto sia complesso seguire un quadro in continua evoluzione, anche alla luce delle annunciate misure di semplificazione nell’ambito del pacchetto Omnibus”, spiega Valeria Brambilla, AD di Deloitte & Touche, “abbiamo lanciato CSRD Connect, una nuova iniziativa che ha l’obiettivo di fornire strumenti utili per affrontare il futuro del reporting di sostenibilità, favorendo il dialogo tra imprese, professionisti ed esperti di settore”.

CSRD Insights: cos’è stato rendicontato dalle società quotate italiane

Il primo risultato emerso dall'indagine è la lunghezza dei report di sostenibilità che varia molto a seconda del settore. In media infatti i bilanci ESG contano circa 150 pagine con un minimo di 54 e un massimo di 379. In termini di distribuzione, 54 report hanno una lunghezza inferiore al valore medio, mentre i report con la maggiore estensione appartengono ai settori Financial Services e Oil, Gas, Chemicals, Mining & Metals.

Per quanto riguarda i temi rendicontati in media ogni bilancio ne conta 8 con un minimo di 4 e un massimo di 10. A inserirne di più sono stati i settori Automotive, Consumer Products, Industrial Products and Construction, Power Utilities & Renewables, Retail Wholesale and Distribution e Oil Gas Chemicals Mining & Metals. In generale il tema più rendicontato è lo standard europeo E1 ovvero il cambiamento climatico, citato dal 100% delle aziende coinvolte nello studio. Segue lo standard europeo S1 ovvero la forza lavoro, e lo standard europeo G1 relativo alla condotta aziendale. 

Inoltre il 28% dei report del campione dichiarano l’identificazione di temi entity-specific, principalmente ricondotti alle aree sociali e di governance. Nello specifico gli operatori del settore Industrial Products and Construction, Financial Services e Retail Wholesale and Distribution coprono complessivamente il 58% dei report con temi entity-specific mentre solo il settore dell'automotive non ne ha indicato neanche uno. Sebbene i temi entity-specific siano distintivi dell'impresa e del settore nel quale opera, alcuni sono ricorrenti in più settori come la ricerca e l’innovazione tecnologica, la cybersecurity e la digitalizzazione, l’applicazione dell’AI nel proprio business, la qualità e la continuità del prodotto/servizio offerto, la trasparenza fiscale, l’accelerazione del consumo responsabile, le pratiche di marketing responsabile.

CSRD Insights: cosa le aziende stanno pianificando

In ultimo lo studio ha anche analizzato i piani futuri delle imprese. Il risultato è che il 68% del campione ha dichiarato di aver fissato dei target di riduzione delle emissioni ma solo il 42% ha fissato l'anno-obiettivo finale (di questi il 78% ha indicato il 2050). A dichiarare sia target che anno sono soprattutto i settori Financial Services e Industrial Products and Construction. Al contrario le imprese del settore Telecommunication, Media & Entertainment non hanno dichiarato l’adozione di un piano di transizione né la fissazione di obiettivi di riduzione.

Inoltre, il 77% dei report ha incluso le informazioni sull’Analisi di Scenario, utilizzata per esplorare potenziali vulnerabilità dell'impresa e per valutare la resilienza del modello di business ai rischi materiali. Nello specifico tutti gli operatori dei settori Automotive, Power Utilities and Renewables e Oil Gas Chemicals Mining and Metals ne dichiarano l’utilizzo. Seguono Financial Services, Industrial Products & Construction, Hospitality & Services. Consumer Products e Telecom, Media and Entertainment rendicontano le analisi di scenario meno frequentemente.

Uno sguardo oltre confine: la CSRD in Danimarca, benchmark europeo di rilievo

Una nuova analisi di benchmark realizzata con strumenti di intelligenza artificiale dalla danese Evolve Solutions e da Amapola, società italiana di consulenza specializzata in sostenibilità, rivela che il percorso verso la piena conformità alla Corporate Sustainability Reporting Directive - CSRD è ancora in evoluzione. Anche in Danimarca, tra i primi player europei ad aver pubblicato i nuovi report, emergono sfide significative nella qualità e completezza delle informazioni.

Tra punti di forza e aree critiche

L’indagine, realizzata su una selezione delle più grandi aziende danesi, in particolare 25 tra le principali aziende quotate incluse nella prima wave, è stata condotta grazie al sistema proprietario E-V-E AI Compliance Manager sviluppato da Evolve Solutions e ha permesso di valutare oltre 500 metriche previste dagli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), spingendosi ben oltre il classico benchmarking tematico.

A differenza dei metodi tradizionali, il sistema E-V-E consente valutazioni coerenti e oggettive per ogni singola metrica, riducendo il carico operativo per le imprese. Il quadro che ne emerge è chiaro: nessuna impresa ha ancora raggiunto un livello di compliance del 100% e permangono differenze significative tra chi è più avanti nel percorso e chi resta indietro.

I risultati migliori si registrano nei dati quantitativi, spesso già presenti in precedenti esperienze di rendicontazione volontaria. Al contrario, le principali criticità riguardano le disclosure qualitative, come la descrizione delle strategie di transizione climatica o dei piani di investimento sostenibile.

Tra le aree con minore conformità spiccano:
•    Investimenti nella transizione sostenibile: disclosure incomplete o non tracciabili, con punteggi medi sotto il 50%.
•    Piani di resilienza climatica: pochi i casi in cui le aziende dettagliano concretamente i rischi climatici o le strategie di adattamento.
•    Inquinamento (E2): la categoria più debole in termini di qualità e quantità dell’informazione fornita.

«Raggiungere la piena conformità alla CSRD è una sfida complessa», commenta Anders Søborg, Co-CEO di E-V-E AI. «Le imprese devono garantire coerenza, credibilità e completezza delle informazioni. Strumenti come E-V-E permettono di semplificare questo percorso e monitorare l’allineamento ai requisiti normativi in modo sistematico».


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