Due anni di CSRD in Italia: la sostenibilità entra nella strategia, ma la strada verso la piena maturità è ancora lunga

Il secondo anno di applicazione della CSRD segna il passaggio dalla compliance all'integrazione strategica della sostenibilità. La survey KPMG evidenzia progressi nella governance ESG, nella doppia rilevanza e nella gestione dei rischi climatici

Di Redazione

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 04-08-2026

Dopo una prima fase incentrata prevalentemente sull'adeguamento ai nuovi obblighi di rendicontazione, il secondo anno di applicazione della CSRD in Italia segna un'evoluzione significativa nel modo in cui le imprese affrontano la sostenibilità. La Corporate Sustainability Reporting Directive non viene più percepita soltanto come un adempimento normativo, ma sempre più come uno strumento per integrare i fattori ESG nella governance, nella pianificazione strategica e nella gestione dei rischi.

È quanto emerge dalla Survey "Rendicontazione di Sostenibilità: secondo anno di applicazione della CSRD in Italia" realizzata da KPMG, che ha analizzato le rendicontazioni di sostenibilità 2025 di 160 società italiane, appartenenti ai principali comparti economici e redatte secondo gli standard ESRS. Il campione comprende 124 società quotate e 36 altri Enti di Interesse Pubblico, per un valore complessivo di circa 1.966 miliardi di euro di ricavi e 1,76 milioni di dipendenti.

La fotografia che emerge racconta imprese più consapevoli, ma anche un percorso ancora lontano dalla piena maturità, soprattutto su temi come la pianificazione climatica, la valorizzazione delle opportunità ESG e l'integrazione completa della doppia rilevanza nei processi decisionali.

Evoluzione normativa: la CSRD continua a cambiare

Il quadro regolatorio europeo continua a evolversi rapidamente. La survey dedica un'ampia sezione agli sviluppi successivi al pacchetto Omnibus, alle revisioni degli ESRS, agli standard volontari destinati alle PMI (Voluntary Standard), agli ESRS per le imprese extra UE e alle semplificazioni introdotte per la Tassonomia europea.

Le modifiche puntano soprattutto a rendere la rendicontazione più proporzionata, eliminando duplicazioni informative, aumentando la flessibilità nella struttura dei report e chiarendo l'applicazione della doppia rilevanza. Rimane però invariato l'obiettivo della normativa: migliorare la qualità delle informazioni di sostenibilità e rafforzarne l'integrazione con il reporting finanziario.

Anche per le imprese escluse dagli obblighi della CSRD si apre una nuova fase. Con l'adozione degli Standard Volontari da parte della Commissione europea, la rendicontazione ESG potrà infatti continuare a diffondersi lungo tutta la catena del valore, limitando al tempo stesso gli oneri informativi richiesti alle PMI.

CSRD in Italia secondo anno: i risultati chiavi della survey KPMG

E veniamo alla fotografia realizzata da KPMG a due anni della CSRD in Italia.

1. Rendicontazioni più razionali, ma non più brevi

Il secondo anno della CSRD è stato caratterizzato da una razionalizzazione dei report grazie a executive summary e allegati tecnici. Tuttavia, la lunghezza media delle rendicontazioni resta pressoché invariata (151 pagine contro 147 nel 2024), segno che la semplificazione degli ESRS non ha ancora prodotto documenti più snelli.

2. La governance ESG si consolida

La sostenibilità entra stabilmente nei processi decisionali. L'83% delle imprese dispone di un comitato endoconsiliare dedicato alla sostenibilità e cresce il numero di aziende che lega gli incentivi del management agli obiettivi ESG. Avanza anche l'integrazione tra sostenibilità, piano industriale, controlli interni e gestione dei rischi, a conferma che gli ESG stanno diventando parte della governance aziendale.

3. Doppia rilevanza: prevale ancora la logica del rischio

La doppia rilevanza è ormai un elemento centrale della rendicontazione: 122 imprese hanno coinvolto stakeholder esterni nell'analisi e il CdA approva i risultati nel 74% dei casi. Le aziende continuano però a interpretare la sostenibilità soprattutto come strumento di gestione dei rischi: le opportunità rappresentano solo il 14% degli IRO rendicontati.

4. Si struttura il legame con la pianificazione finanziaria

Sono 108 le imprese che rendicontano investimenti ESG (CapEx e OpEx), il 37% in più rispetto al 2024. Per KPMG è il segnale che la sostenibilità sta diventando parte integrante della pianificazione finanziaria e delle decisioni di investimento.

5. Piani climatici ancora insufficienti

La principale criticità resta la transizione climatica: oltre tre imprese su quattro non dispongono ancora di un Piano di Transizione conforme agli ESRS. Solo 39 aziende ne hanno uno formalizzato e appena 15 presentano target validati dalla Science Based Targets initiative (SBTi).

6. Le priorità della decarbonizzazione

Le imprese concentrano gli sforzi su energia rinnovabile, efficienza energetica ed elettrificazione. Sul fronte della filiera cresce invece l'attenzione al coinvolgimento dei fornitori, ai criteri ESG negli acquisti e allo sviluppo di prodotti più sostenibili.

7. Il reporting volontario continua a crescere

Nonostante la semplificazione normativa, aumenta il numero di imprese che pubblica report volontari: sono 46 nel 2025 contro 33 l'anno precedente. Un segnale che la domanda di trasparenza da parte del mercato continua a crescere.

8. CSDDD: la prossima sfida

La Corporate Sustainability Due Diligence Directive rappresenta il prossimo passo. Sebbene 49 imprese rientrino già nell'ambito della direttiva, poche hanno avviato un percorso strutturato: solo 23 la citano nella rendicontazione e 21 hanno adottato strumenti per valutare gli impatti sui diritti umani lungo la catena del valore.

 

Per approfondire tutti i dati del secondo anno di applicazione della CSRD in Italia, scarica la survey completa di KPMG.


Potrebbe interessarti

Contatti

redazione@osservatoriobilancisostenibilita.it

Ricevi la nostra newsletter

Redazione

Simona Politini

Direttrice responsabile

Osservatorio Bilanci Sostenibilità è una testata giornalistica registrata al Tribunale di Milano n. 4326/2023

Futurea S.r.l.
Piazza degli Affari 3 | 20123 - Milano (MI)
P.IVA 15942371004 | Cap. sociale € 165.629,55 i.v