Diversità e Inclusione, solo il 18% delle aziende italiane ha programmi DE&I

La ricerca Ipsos Doxa evidenzia un forte divario tra domanda sociale e applicazione aziendale della DE&I

Di Arianna De Felice

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 12-11-2025

In Italia, solo il 18% delle aziende ha programmi strutturati di Diversity, Equity & Inclusion (DE&I). È questo il principale dato che emerge dalla recente ricerca Ipsos Doxa, dal titolo "Gli italiani e la Diversity & Inclusion: tra consapevolezza sociale e ritardi aziendali", e che racconta molto più di una semplice statistica: fotografa il divario tra le esigenze della società e la capacità del mondo imprenditoriale di tradurle in azione concreta. 

DE&I in azienda, il vero problema è la limitata diffusione 

La ricerca evidenzia che, nonostante una crescente attenzione alla diversità e all’inclusione, la maggior parte delle aziende italiane non ha ancora tradotto questi concetti in strategie operative e misurabili. Ipsos mostra infatti che il 60% degli italiani ha sentito parlare dei programmi aziendali di DE&I, ma solo un quinto dichiara di conoscerne effettivamente il contenuto. 

Meglio invece per quanto riguarda la situazione del gender gap dove il 43% del campione nota dei progressi, contro il 37% che non ne rileva. Situazione simile anche per le persone LGBT (il 39% vede dei miglioramenti contro il 36%) e per le persone con disabilità (41% vs. 39%). 

La situazione, però, cambia se si analizzano le percezioni dei lavoratori che operano in aziende con programmi DE&I strutturati. In questo caso il 72% dei lavoratori evidenzia un impatto positivo sul proprio benessere lavorativo, il 74% sulle relazioni con i colleghi, il 73% sul senso di appartenenza aziendale e il 71% sull'immagine dell'azienda verso i clienti. Questi dati confermano quindi che il problema non sono i programmi DE&I che sono inefficaci ma che sono ancora troppo poco diffusi.

La percezione dei temi DE&I, dentro e fuori l'ambiente lavorativo

Il 74% degli italiani ritiene che nel Paese non tutti godano degli stessi diritti, e le categorie più percepite come discriminate sono le persone con disabilità (44%), le persone LGBT (35%), gli immigrati (33%) e le persone transgender o non binarie (31%). Le donne, seppur meno discriminate rispetto al passato, vengono indicate dal 28% del campione, mentre la salute mentale, fino a poco tempo fa un tema tabù, è percepita come area di discriminazione dal 28% degli intervistati.

Tra i lavoratori, l’interesse verso i temi DE&I è ancora più pronunciato: il 79% dichiara di essere interessato, con un 27% molto interessato e un 52% abbastanza. 

Il divario tra domanda sociale e azione aziendale

Il contrasto tra l’interesse e la scarsa diffusione delle politiche aziendali è il nodo centrale che emerge dalla ricerca. La maggioranza delle imprese italiane non ha ancora integrato la DE&I nella propria governance e nei sistemi di misurazione della performance. E il rischio non è solo etico: se un’azienda interrompesse i propri programmi di inclusione, il 45% degli italiani si dichiarerebbe meno propenso ad acquistare i suoi prodotti o servizi.

In generale la DE&I ha un impatto tangibile sulla percezione del brand, con il 61% degli italiani che afferma di avere un’immagine più positiva delle aziende che rappresentano la diversità sociale. È un chiaro segnale che i principi di inclusione stanno diventando una leva strategica, capace di influenzare non solo il clima interno, ma anche la fiducia dei consumatori.

A livello internazionale, il contesto è più complesso. Diverse grandi aziende statunitensi hanno deciso di ridurre o eliminare i loro programmi DE&I, spesso per pressioni politiche o per evitare polemiche. In Italia, al contrario, la reazione della popolazione è netta: il 63% di chi è informato su queste decisioni le giudica negativamente, mentre il 76% ritiene che le imprese italiane dovrebbero mantenere e rafforzare le proprie iniziative. Ritenuti prioritari restano l’attenzione ai diritti umani e agli standard lavorativi (78%), la parità di genere e la lotta al cambiamento climatico (73%), la non discriminazione etnica (69%) e i diritti delle persone LGBT (66%).

 


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