EFRAG State of Play 2025, criticità e progressi nella prima applicazione degli standard ESRS

Il documento fotografa le prime applicazioni degli standard ESRS: 656 dichiarazioni analizzate evidenziano luci e ombre nella transizione alla rendicontazione di sostenibilità secondo la CSRD. Emerge un panorama frammentato, ma in evoluzione

Di Simona Politini

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 24-07-2025

State of Play 2025 è il report pubblicato da EFRAG (con il supporto di Boston Consulting Group) che accompagna il lancio del nuovo portale "EFRAG 2025 State of Play", riassumendone le statistiche e fornendo informazioni chiave. Il portale, di fatto, fornisce accesso a risultati dettagliati dello studio di mercato sull'implementazione precoce degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) ai sensi della Direttiva sul Reporting di Sostenibilità Aziendale (CSRD), e lo fa tramite una dashboard interattiva e un archivio di 656 dichiarazioni di sostenibilità ESRS analizzate emesse nel 2025, raccolte tra il 1° gennaio e il 20 aprile.

Il 2025, infatti, si legge nella prefazione del documento, segna il primo periodo di rendicontazione obbligatorio ai sensi della Direttiva sul reporting di sostenibilità aziendale, che impone alle aziende di divulgare informazioni sulla sostenibilità che riflettano i dati del 2024, in linea con gli Standard europei di rendicontazione di sostenibilità. Allo stesso tempo, la Commissione europea ha adottato un pacchetto di semplificazione, ampiamente noto come "Pacchetto Omnibus", per ridurre le complessità di conformità e semplificare le norme UE in materia di reporting di sostenibilità, al fine di migliorare la competitività e attrarre investimenti.

Indipendentemente dal recepimento e dal pacchetto Omnibus nel diritto nazionale, molte aziende della prima ondata, "Wave 1", hanno iniziato a pubblicare le loro prime dichiarazioni di sostenibilità allineate agli ESRS, aumentando la quantità, la chiarezza e la completezza delle informazioni ESG per gli stakeholder esterni. Tuttavia, la fase iniziale di implementazione rivela sfide persistenti, in particolare per quanto riguarda l'interpretazione degli standard, la garanzia di coerenza e la semplificazione degli sforzi di rendicontazione. Questo studio si propone di analizzare le pratiche osservate e di fornire approfondimenti sulla prima fase di rendicontazione allineata agli ESRS.

EFRAG State of Play 2025,  una mappa aggiornata dell’adozione degli standard ESRS

Il report EFRAG State of Play 2025 rappresenta dunque una fotografia dettagliata delle pratiche adottate dalle imprese nel contesto della reportistica secondo gli ESRS, mettendo in luce progressi, criticità e ampi margini di miglioramento. Attraverso un’attenta disamina, emerge quanto la sostenibilità sia divenuta centrale nelle strategie aziendali, pur mostrando allo stesso tempo un quadro complesso e variegato, con molte aziende che fanno ancora fatica a comprendere pienamente e ad applicare in modo coerente gli standard ESG.

L’analisi del documento (a seguire) non solo rivela il livello di integrazione degli standard ESRS nei processi aziendali, ma evidenzia anche il ruolo chiave del coinvolgimento degli stakeholder, interno ed esterno, e la varietà delle modalità con cui le imprese affrontano la rendicontazione climatica e sociale. Di particolare rilievo risultano le notevoli disparità nella completezza e nella trasparenza dei dati forniti, così come la scarsità di informazioni su temi emergenti e di fondamentale importanza quali la biodiversità, la governance interna del carbon pricing e le violazioni dei diritti umani. 

In questo scenario complesso si solleva la necessità di un impegno comune, sia da parte delle aziende sia dei regolatori, per far evolvere la reportistica ESG verso un modello maggiormente uniforme, completo e realmente efficace, capace di rispondere alle aspettative di un mercato e di una società sempre più esigenti in termini di sostenibilità autentica e responsabile. Ed è qui che la rendicontazione si rivela quale strumento strategico di governance, capace di orientare le scelte aziendali verso un futuro più sostenibile e inclusivo.

EFRAG State of Play 2025: i 5 punti chiave della rendicontazione di sostenibilità

Come detto sopra, il report EFRAG State of Play 2025 offre una panoramica approfondita delle pratiche di rendicontazione di sostenibilità delle aziende, mettendone in luce le principali sfide e tendenze. In particolare il documento evidenzia cinque punti chiave che delineano il livello di adozione degli standard ESRS, il coinvolgimento degli stakeholder, la presenza di piani di transizione climatica, la profondità e la lunghezza dei report e la presenza di argomenti poco trattati. Di seguito, un’analisi dettagliata di ciascun punto.

1. Copertura della materialità, solo il 10% delle aziende identifica tutti i 10 standard ESRS come materiali

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati riguarda la copertura della materialità nelle dichiarazioni di sostenibilità. Solo il 10% delle aziende ha identificato tutti e dieci gli standard ESRS come rilevanti per la propria attività, evidenziando una certa difficoltà nel cogliere la multidimensionalità dei criteri ESG. Tra i temi più comunemente riconosciuti come materiali emergono Cambiamenti Climatici (E1), la Forza Lavoro (S1) e la Condotta Aziendale (G1). Questo suggerisce che, mentre molte imprese riconoscono l’importanza delle questioni ambientali, sociali e di governance, la profondità di questa consapevolezza è ancora limitata e spesso si concentra su pochi ambiti tradizionali. Questa frammentazione può influire sulla coerenza e completezza delle informazioni fornite a investitori e stakeholder externi.

2. Carenze nel coinvolgimento degli stakeholder

Il documento evidenzia una forte focalizzazione delle aziende sugli stakeholder interni nella valutazione della materialità, con il 97% che coinvolge attivamente dipendenti, management e altre figure interne. Tuttavia, il coinvolgimento degli stakeholder esterni, in particolare quelli appartenenti alla società più ampia, è invece raro. Questa limitazione può causare una visione parziale delle priorità di sostenibilità, rischiando di trascurare aspetti rilevanti per comunità, clienti e altre categorie chiave esterne all’azienda. L’assenza di un confronto più ampio ostacola anche una più efficace identificazione e gestione degli impatti sociali e ambientali e riduce la trasparenza percepita verso il pubblico.

3. Piani di transizione climatica, solo il 55% delle aziende ne ha uno

Un altro elemento emerso dallo studio è la presenza di piani di transizione climatica. Appena oltre la metà (55%) delle aziende dichiara di aver adottato un piano di questo tipo, mentre le modalità e il formato di tali piani risultano molto diversificati. Questa eterogeneità riflette sia la fase evolutiva delle pratiche di gestione climatica sia le differenze settoriali e dimensionali tra le imprese. In assenza di una standardizzazione o di linee guida chiare, le strategie di decarbonizzazione e adattamento appaiono ancora frammentate e poco comparabili. Ciò rappresenta un limite non solo per la trasparenza verso investitori ma anche per l’effettiva efficacia delle azioni aziendali a supporto degli obiettivi di neutralità climatica.

4. Profondità e lunghezza della reporting: notevoli variazioni a livello geografico e settoriale

Il documento rimarca un’ampia variabilità nella lunghezza e nella profondità delle dichiarazioni di sostenibilità. A seconda del Paese, le dimensioni dei report variano da una media di 70 a oltre 200 pagine, con le istituzioni finanziarie che pubblicano in media i documenti più estesi. Questa disparità può essere attribuita a molteplici fattori, quali differenti normative nazionali, livelli di maturità delle imprese nella rendicontazione ESG, nonché differenze culturali e di approccio agli aspetti di sostenibilità. Se da un lato una maggiore lunghezza può correlarsi a un’analisi più articolata, dall’altro rischia di rendere meno accessibili e fruibili le informazioni, enfatizzando la necessità di un equilibrio tra completezza e sintesi.

5. Tematiche poco segnalate: biodiversità, carbon pricing e diritti umani

Infine, il report sottolinea alcune lacune rilevanti nella reporting di sostenibilità. La biodiversità e l’utilizzo di meccanismi interni del carbon restano tra le tematiche meno discusse, nonostante la loro importanza crescente nel contesto ESG. Ancora più critico è il dato relativo agli incidenti di diritti umani, che risultano molto raramente riportati, nonostante la presenza diffusa di dati relativi ad altri aspetti sociali. Questa omissione può riflettere sia sensibilità e complessità di tali tematiche sia una possibile volontà di minimizzare rischi reputazionali. Tuttavia, non riportare questi dati limita la capacità delle aziende di mostrare un impegno autentico e verificabile nella gestione dei rischi sociali ed etici.


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