ESPR, entra in vigore il divieto di distruggere i vestiti invenduti: cosa cambia per le aziende della moda

Da oggi 19 luglio il Regolamento europeo ESPR introduce il divieto di distruggere capi di abbigliamento e calzature invenduti. Ecco cosa prevede la normativa, quali imprese coinvolge e quali saranno gli impatti sul settore fashion

Di Simona Politini

Normative - Pubblicato il 19-07-2026

Oggi, 19 luglio, entra in vigore una delle disposizioni più attese del Regolamento (UE) 2024/1781, noto come ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) che va a toccare direttamente il settore moda segnando l'avvio di una nuova fase della transizione verso un'economia circolare: da questa data, infatti, scatta il divieto di distruggere capi di abbigliamento e calzature invenduti, una pratica finora utilizzata da numerosi operatori per gestire le eccedenze di magazzino. inizialmente il regolamento verrà applicato alle grandi imprese, mentre le medie imprese saranno soggette alle stesse norme a partire dal 2030.

La misura rappresenta uno dei primi effetti concreti del nuovo quadro europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti, destinato nei prossimi anni a trasformare profondamente il modo in cui le imprese progettano, producono, commercializzano e gestiscono il fine vita dei beni immessi sul mercato europeo.

Per le aziende della moda non si tratta soltanto di un nuovo obbligo normativo. L'ESPR inaugura un modello produttivo fondato su durabilità, riparabilità, riutilizzo, riciclabilità e trasparenza lungo l'intero ciclo di vita del prodotto, anticipando una trasformazione che interesserà progressivamente quasi tutte le categorie merceologiche.

ESPR: che cos'è il nuovo Regolamento europeo sull'ecodesign

L'ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation) è il Regolamento (UE) 2024/1781 del Parlamento europeo e del Consiglio, pubblicato il 28 giugno 2024, che istituisce un nuovo quadro normativo per la definizione dei requisiti di progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili.

Il regolamento supera l'impostazione della precedente direttiva Ecodesign, limitata principalmente ai prodotti connessi all'energia, estendendo progressivamente le nuove regole alla quasi totalità dei beni fisici immessi sul mercato dell'Unione europea. L'obiettivo europeo è ridurre gli sprechi di risorse, limitare la produzione di rifiuti e incentivare modelli alternativi di gestione delle eccedenze, come il riutilizzo, la rivendita, la donazione, il ricondizionamento e il riciclo.

Il nuovo quadro normativo consentirà alla Commissione europea di definire, tramite successivi atti delegati, requisiti specifici per le diverse categorie di prodotti, introducendo obblighi che riguarderanno aspetti quali:

  • durabilità;
  • affidabilità;
  • riparabilità;
  • possibilità di aggiornamento;
  • riutilizzabilità;
  • riciclabilità;
  • contenuto di materiale riciclato;
  • efficienza energetica e nell'uso delle risorse;
  • riduzione dell'impronta ambientale e climatica.

Secondo il legislatore europeo, la progettazione dei prodotti rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per ridurre il consumo di materie prime, limitare la produzione di rifiuti e favorire nuovi modelli di business circolari.

ESPR e nuovi obblighi di trasparenza

Il Regolamento (UE) 2024/1781 non si limita a vietare la distruzione degli invenduti, ma introduce anche un sistema di trasparenza e rendicontazione destinato ad aumentare la responsabilità delle imprese nella gestione delle eccedenze di magazzino.

Le aziende soggette alla disciplina dovranno infatti rendere pubbliche, con cadenza annuale, informazioni dettagliate sulla gestione dei prodotti invenduti di cui si sono disfatte. In particolare, saranno tenute a comunicare il numero di articoli e il loro peso, suddivisi per tipologia di prodotto, specificando inoltre le motivazioni che hanno portato allo smaltimento.

La rendicontazione dovrà indicare anche quale percentuale degli invenduti è stata destinata al riutilizzo, alla preparazione per il riutilizzo, al ricondizionamento, al riciclo, al recupero energetico o ad altre forme di recupero, consentendo così di valutare in che misura le imprese adottino soluzioni coerenti con i principi dell'economia circolare.

Un ulteriore obbligo riguarda le misure preventive: le imprese dovranno spiegare quali iniziative hanno adottato per evitare la distruzione dei prodotti invenduti, ad esempio attraverso una migliore pianificazione della produzione, programmi di donazione, canali dedicati alla rivendita, servizi di riparazione o partnership con operatori del riuso e del riciclo.

Questa maggiore trasparenza rappresenta uno degli elementi più innovativi dell'ESPR: oltre a vietare determinate pratiche, il regolamento introduce un meccanismo di accountability che consentirà a investitori, consumatori, autorità e stakeholder di valutare concretamente l'impegno delle imprese nella gestione sostenibile delle eccedenze di magazzino.

Quali prodotti nel settore moda sono interessati dal divieto del Regolamento (UE) 2024/1781

Il divieto introdotto dall'ESPR riguarda un'ampia gamma di prodotti del settore moda, tra cui:

  • capi di abbigliamento;
  • accessori di abbigliamento;
  • calzature;
  • cappelli e altri copricapi.

Il Regolamento (UE) 2024/1781 prevede tuttavia alcune eccezioni, riconoscendo che non tutti gli invenduti possono essere recuperati o reimmessi sul mercato. Restano quindi esclusi dal divieto i prodotti:

  • pericolosi per la salute o la sicurezza;
  • danneggiati o deteriorati;
  • difettosi;
  • non conformi alla normativa applicabile;
  • che violano diritti di proprietà intellettuale;
  • che, per le loro caratteristiche, non possono essere ragionevolmente riutilizzati.

L'impianto della norma mira così a trovare un equilibrio tra la riduzione degli sprechi e la necessità di garantire la sicurezza dei consumatori, il rispetto delle regole di mercato e la tutela dei diritti dei titolari dei marchi.

Perché l'Unione europea introduce questo divieto

Il nuovo regolamento nasce all'interno del Green Deal europeo e del Circular Economy Action Plan, che individuano nella progettazione dei prodotti uno dei principali strumenti per ridurre l'impatto ambientale dei consumi.

Secondo la Commissione europea, l'attuale modello produttivo rimane ancora fortemente lineare: vengono estratte materie prime, trasformate in prodotti, commercializzate e infine smaltite come rifiuti. L'ESPR mira invece a favorire prodotti progettati per durare più a lungo, essere riparati, riutilizzati e riciclati, contribuendo così a diminuire il consumo di risorse naturali e le emissioni climalteranti.

Nel caso specifico della moda, il divieto di distruggere gli invenduti punta inoltre a contrastare pratiche considerate incompatibili con gli obiettivi europei di sostenibilità e con la crescente sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità ambientale.

Moda, fashion e lusso: quali sono le implicazioni dell'Ecodesign for sustainable products regulation per le imprese

Per le aziende del settore moda, fashion e lusso, il nuovo scenario normativo richiede un ripensamento dell'intero modello di business.

La gestione degli stock invenduti dovrà essere pianificata già nelle fasi di progettazione e produzione, privilegiando strategie orientate alla circolarità.

Tra gli ambiti destinati ad assumere maggiore rilevanza figurano:

  • pianificazione della produzione basata sulla domanda reale;
  • marketplace dedicati agli invenduti;
  • programmi di resale;
  • servizi di riparazione;
  • noleggio dei capi;
  • recupero delle fibre tessili;
  • collaborazione con operatori specializzati nel riuso e nel riciclo.

L'ESPR, inoltre, non si limita al tema degli invenduti, ma introduce una visione complessiva del prodotto lungo tutto il suo ciclo di vita, destinata a incidere sulle scelte di design, approvvigionamento delle materie prime, logistica e gestione del fine vita.

Il passaporto digitale di prodotto sarà uno degli strumenti chiave dell'ESPR

Tra le novità più rilevanti introdotte dal Regolamento (UE) 2024/1781 figura il Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport - DPP), destinato a diventare uno degli strumenti cardine della strategia europea per la trasparenza delle filiere.

L'ESPR prevede infatti che, per le categorie di prodotti individuate dalla Commissione europea, vengano rese disponibili informazioni digitali consultabili lungo l'intero ciclo di vita del bene. Lo scopo è consentire a consumatori, distributori, riparatori, riciclatori, autorità di vigilanza e altri soggetti della catena del valore di accedere ai dati necessari per favorire un utilizzo più sostenibile del prodotto.

Nel settore della moda il passaporto digitale potrà raccogliere informazioni quali:

  • composizione dei materiali;
  • presenza di sostanze che destano preoccupazione;
  • istruzioni per la manutenzione;
  • possibilità di riparazione;
  • modalità di riciclo;
  • origine del prodotto;
  • dati sulla sostenibilità ambientale.

Secondo il regolamento, il passaporto digitale dovrà essere facilmente accessibile attraverso un supporto dati, come un QR Code, e accompagnare il prodotto durante tutto il suo ciclo di vita.

Per le aziende della moda questo significa iniziare fin da subito a strutturare sistemi di raccolta e gestione dei dati di filiera, perché il Digital Product Passport diventerà uno dei principali strumenti di trasparenza richiesti dal mercato europeo.

Le reazioni: Assoutenti chiede più controlli

L'entrata in vigore del divieto è stata accolta positivamente dalle associazioni dei consumatori.

Come riportato da ANSA, secondo Assoutenti, il provvedimento rappresenta un passo avanti nella lotta agli sprechi e nella promozione di modelli di consumo più sostenibili. "In Europa fino al 9% di tutti i prodotti tessili immessi sul mercato vengono distrutti prima dell'uso, per un totale annuo fino a 594.000 tonnellate di tessuti, generando emissioni di Co2 pari a 5,6 milioni di tonnellate. Il tasso medio di reso per gli abiti acquistati online è stimato al 20%, ossia un capo su cinque venduto online viene restituito. Grazie alle nuove regole le imprese della moda non potranno più sprecare prodotti che possono avere una seconda vita, e dovranno reimmetterli sul mercato o donarli, con benefici per i consumatori, i quali potranno acquistare capi di abbigliamento o scarpe a prezzi scontati, e per l'ambiente", spiega il presidente Gabriele Melluso.

L'associazione evidenzia tuttavia la necessità che la nuova disciplina sia accompagnata da controlli efficaci e da un'attività di vigilanza capace di garantire il rispetto delle nuove regole da parte degli operatori economici. Assoutenti sottolinea inoltre come la distruzione di prodotti nuovi costituisca una pratica difficilmente conciliabile con gli obiettivi europei di economia circolare e con la crescente sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità ambientale.

ESPR - Ecodesign for Sustainable Products Regulation in sintesi

Che cos'è la direttiva ESPR?

In realtà l'ESPR non è una direttiva, bensì un Regolamento europeo: il Regolamento (UE) 2024/1781, che istituisce il quadro per la definizione dei requisiti di progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili. L'obiettivo è rendere i prodotti immessi sul mercato europeo più durevoli, riparabili, riciclabili ed efficienti sotto il profilo delle risorse.

Cosa significa ESPR?

ESPR è l'acronimo di Ecodesign for Sustainable Products Regulation, ovvero il regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili.

Il regolamento rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo e del Piano d'azione per l'economia circolare, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita.

Quando entra in vigore l'ESPR?

Il Regolamento (UE) 2024/1781 è entrato in vigore nel luglio 2024. Tuttavia, molte delle sue disposizioni vengono applicate progressivamente attraverso atti delegati e specifiche scadenze.

Per il settore moda, dal 19 luglio 2026 entra in vigore una delle misure più rilevanti: il divieto di distruggere i capi di abbigliamento e le calzature invenduti, con alcune eccezioni previste dal regolamento.

Cosa devono fare ora le aziende della moda

Per le imprese del fashion, l'entrata in vigore del divieto rappresenta solo il primo passo di un percorso di adeguamento più ampio. Le aziende dovranno prepararsi a integrare la sostenibilità nella progettazione dei prodotti e nella gestione delle filiere, anticipando i futuri requisiti che saranno definiti dalla Commissione europea.

Tra le priorità operative figurano:

  • sviluppare strategie per ridurre le eccedenze di magazzino;
  • valorizzare canali di riuso, resale, donazione e riciclo;
  • progettare prodotti più durevoli e facilmente riparabili;
  • rafforzare la tracciabilità delle filiere;
  • organizzare la raccolta dei dati necessari al Passaporto Digitale di Prodotto;
  • monitorare i futuri atti delegati dell'ESPR che definiranno i requisiti specifici per il comparto tessile.

L'ESPR segna infatti il passaggio da un approccio basato sulla gestione del rifiuto a un modello che interviene fin dalla progettazione del prodotto. Per il settore moda, la conformità normativa diventa sempre più strettamente legata alla capacità di innovare processi, materiali e modelli di business, in un contesto in cui circolarità, trasparenza e qualità progettuale assumono un ruolo centrale.


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