Pacchetto Omnibus, il parere della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo

Queste proposte sono finalizzate a evitare una deregolamentazione che, sotto la bandiera della semplificazione, rischia di compromettere i risultati raggiunti dall’Unione Europea in materia di sostenibilità aziendale

Di Simona Politini

Normative - Pubblicato il 03-06-2025

La "Draft Opinion" della Commissione Occupazione e Affari Sociali (EMPL) del Parlamento Europeo indirizzata alla Commissione Giuridica (questo il titolo del documento in inglese: Draft Opinion of the Committee on Employment and Social Affairs for the Committee on Legal Affairs) riguarda la proposta di modifica di alcune direttive europee fondamentali in materia di rendicontazione di sostenibilità aziendale e obblighi di due diligence, nota come pacchetto Omnibus. Il documento, di cui relatrice è la presidente della Commissione EMPL Li Andersson, esprime una posizione critica rispetto all’approccio della Commissione Europea, che punta a semplificare e ridurre gli oneri di rendicontazione per le imprese, ma secondo la commissione rischia di indebolire l’impianto normativo costruito negli ultimi anni.

Contesto: la leadership europea sulla sostenibilità

L’Unione Europea è stata a lungo considerata un punto di riferimento globale per quanto riguarda la sostenibilità e la due diligence aziendale. Le direttive 2006/43/EC, 2013/34/EU, (EU) 2022/2464 e (EU) 2024/1760 hanno creato un quadro solido per la rendicontazione di sostenibilità e la responsabilità delle imprese lungo tutta la catena del valore. Queste norme hanno garantito:

  • Disponibilità di dati fondamentali per investitori e ONG
  • Meccanismi per migliorare i processi di due diligence e la sostenibilità delle filiere
  • Maggior accesso alla giustizia per chi subisce danni lungo la catena del valore

Preoccupazioni della Commissione EMPL sul pacchetto Omnibus 

La proposta della Commissione Europea mira a semplificare gli obblighi di rendicontazione, anche attraverso strumenti come la digitalizzazione e l’uso di linee guida. Tuttavia, la Commissione EMPL sottolinea che la semplificazione non deve tradursi in una deregolamentazione che snaturi le finalità delle direttive precedenti. Secondo l’opinione, smantellare parti essenziali della normativa rischia di:

  • Creare incertezza regolatoria per le imprese
  • Ostacolare l’accesso alla giustizia per chi subisce danni
  • Ridurre la disponibilità di dati di qualità, comparabili e dettagliati sulla sostenibilità, richiesti da investitori e partner commerciali

La protezione delle PMI da eccessivi oneri burocratici è una preoccupazione legittima, ma secondo la Commissione EMPL esistono soluzioni più semplici ed efficienti che non richiedono di indebolire l’intero quadro normativo.

Pacchetto Omnibus: principali emendamenti proposti della Commissione EMPL del Parlamento Europeo

La "Draft Opinion" della Commissione Occupazione e Affari Sociali contiene numerosi accorgimenti, consigli e soprattutto emendamenti specifici alla proposta Omnibus della Commissione Europea sulla modifica delle direttive relative alla rendicontazione di sostenibilità aziendale e agli obblighi di due diligence. Di seguito vengono riportati alcuni tra i quarantanove emendamenti proposti, così come emergono dal documento: 

  • Opposizione al rollback normativo e richiesta di coerenza. La Commissione EMPL invita a opporsi a misure che, con la scusa della semplificazione, generano incertezza giuridica e rischiano di smantellare obblighi legali appena adottati a livello UE. Si sottolinea l’importanza di salvaguardare l’ambizione dell’acquis dell'Unione Europea in materia di sostenibilità e di non penalizzare le imprese pioniere nel settore. (Emendamento 1: "La Commissione europea ha delineato una visione per un programma di attuazione e semplificazione che sta creando imprevedibilità e incertezza giuridica, riducendo gli obblighi giuridici recentemente adottati a livello dell'Unione con il pretesto di ridurre gli oneri amministrativi")
  • Critica alla mancanza di valutazione d’impatto e consultazione pubblica. Si evidenzia che le modifiche proposte dalla Commissione sono state avanzate senza una valutazione d’impatto e con una consultazione pubblica limitata a pochi stakeholder. (Emendamento 2)
  • Allineamento agli standard internazionali. Ci si raccomanda, affinché l'Unione rispetti i propri impegni e garantisca una convergenza globale verso l'alto sugli aspetti ambientali, sociali e di governance della sostenibilità aziendale, che la Commissione garantisca la coerenza con strumenti internazionali come i Principi Guida ONU su Imprese e Diritti Umani, la Dichiarazione Tripartita dell’ILO sulle imprese multinazionali e le Linee guida OCSE sulla due diligence responsabile. (Emendamento 3)
  • Contrarietà alla drastica riduzione della platea di imprese soggette agli obblighi. Si propone di eliminare l’emendamento che restringe l’obbligo di rendicontazione alle sole grandi imprese con più di 1000 dipendenti, sottolineando che questa scelta escluderebbe circa l’80% delle imprese attualmente coperte dalla CSRD, penalizzando le aziende virtuose e mettendo a rischio posti di lavoro e accesso a finanziamenti sostenibili. (Emendamento 4: "Eliminare unilateralmente circa l'80% delle imprese attualmente coperte dalla CSRD è una mossa infondata. Punisce le imprese all'avanguardia che hanno già adottato ampie misure di sostenibilità e minaccia i numerosi nuovi posti di lavoro e le piccole imprese che sono stati creati grazie al reporting di sostenibilità. Avrà conseguenze a lungo termine per le imprese, riducendone l'accesso a finanziamenti sostenibili e la resilienza")
  • Salvaguardia della trasparenza e della stabilità finanziaria. Si sottolinea che una rendicontazione ben calibrata è fondamentale per fornire ai partecipanti al mercato le informazioni necessarie a valutare e prezzare i rischi finanziari legati alla sostenibilità. L’assenza di tali dati può generare rischi sistemici per la stabilità finanziaria. (Emendamento 6)
  • Mantenimento della rendicontazione sulla catena del valore. Si raccomanda di non ridurre gli obblighi di raccolta dati sulla catena del valore, in quanto tali informazioni sono essenziali per una reale valutazione dell’impatto e dei rischi di sostenibilità lungo tutta la filiera. (Emendamento 12: "Limitare le informazioni che le aziende più grandi possono richiedere ai propri partner commerciali e subappaltatori ridurrà significativamente la loro capacità di comprendere e affrontare i principali impatti, rischi e opportunità in materia di sostenibilità nella loro catena del valore. Per valutare i rischi sono necessari dati affidabili, coerenti e comparabili. Rispetto ai dati essenziali previsti dall'ambito di applicazione originario della CSRD, la VSME non copre dati importanti relativi alla sostenibilità sociale, alle violazioni dei diritti umani, ai diritti dei lavoratori e ai rischi climatici")
  • Limitazione degli oneri informativi per PMI nella catena del valore. Cancellare la possibilità per le grandi imprese di limitare le richieste di dati alle sole informazioni previste dagli standard volontari ex art. 29-bis della direttiva 2013/34/UE (VSME), salvo necessità specifiche non soddisfabili altrimenti. (Emendamento 18: "Lo standard VSME è stato progettato per le PMI, non per le aziende con un numero di dipendenti compreso tra 250 e 1000. È eccessivamente semplicistico per questo scopo e non è stato testato con queste grandi aziende. Lo scopo degli VSME era quello di stabilire una base per le richieste di dati da parte delle PMI, dettagliando i dati ESG di base rilevanti per tutte le PMI, non di limitare il tipo di informazioni che possono essere ricercate")

Commissione EMPL, pacchetto Omnibus: semplificazione sì, deregolamentazione no

La Commissione EMPL invita dunque a una revisione più equilibrata e partecipata della normativa, che salvaguardi le ambizioni dell’UE in materia di sostenibilità e responsabilità sociale d’impresa, senza cadere in una deregolamentazione che potrebbe avere effetti negativi su imprese, lavoratori e società nel suo complesso. Si legge nel documento:

"L'attuale proposta della Commissione rischia di indebolire gli elementi fondamentali di questo nuovo quadro normativo in materia di rendicontazione e due diligence sulla sostenibilità. Sebbene l'obiettivo di semplificazione in termini di obblighi di rendicontazione per le imprese sia lodevole e le misure relative, tra l'altro, alla rendicontazione elettronica o al maggiore utilizzo di linee guida siano benvenute, la semplificazione non può tradursi in una deregolamentazione ampia e radicale che alteri completamente le finalità delle precedenti direttive.

Lo smantellamento di parti fondamentali della legislazione rischia non solo di creare incertezza normativa per le imprese, impedendo un adeguato accesso alla giustizia per le persone danneggiate, ma anche di ostacolare la disponibilità di dati di sostenibilità di qualità, comparabili e granulari, tanto richiesti da investitori e partner commerciali. 

Sebbene la tutela, in particolare per le PMI, da un sovraccarico di obblighi di rendicontazione sia una preoccupazione rilevante, è necessario un modo più semplice ed efficiente per raggiungere questo obiettivo rispetto allo smantellamento delle parti fondamentali dell'attuale quadro normativo in materia di rendicontazione e due diligence sulla sostenibilità".


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