La sostenibilità entra definitivamente nel cuore delle strategie aziendali. Non più soltanto uno strumento per rispondere alle richieste normative o agli obiettivi climatici, ma una leva concreta per rafforzare competitività, resilienza e crescita nel lungo periodo.
È questa la principale evidenza che emerge dal Business Breakthrough Barometer 2026, il rapporto annuale realizzato dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) in collaborazione con Breakthrough Agenda, Marrakech Partnership for Global Climate Action, Bain & Company e gli High-Level Climate Champions delle Nazioni Unite. Lo studio raccoglie il punto di vista di oltre 500 aziende e più di 70 dirigenti appartenenti a imprese con oltre 2.000 miliardi di dollari di fatturato complessivo, offrendo una fotografia aggiornata dell'evoluzione della transizione climatica dal punto di vista del mondo imprenditoriale.
Dalla ricerca viene fuori come la transizione verso un'economia a basse emissioni non rappresenta più soltanto un costo da sostenere, bensì una scelta economica sempre più conveniente. Energia pulita, elettrificazione, economia circolare e agricoltura rigenerativa stanno diventando, secondo le imprese intervistate, le soluzioni più competitive per ridurre i costi operativi, rafforzare le catene di fornitura e migliorare la capacità di adattamento agli impatti climatici.
Il 92% dei leader vede nella sostenibilità un vantaggio competitivo
Il dato più significativo dell'edizione 2026 riguarda la percezione del valore strategico della sostenibilità.
Secondo il Barometro, il 92% dei business leader ritiene che la propria strategia di sostenibilità costituirà un vantaggio competitivo nei prossimi cinque-dieci anni, mentre appena l'8% non la considera un elemento distintivo. Parallelamente, l'89% delle imprese ha mantenuto o incrementato gli investimenti destinati alla transizione climatica nell'ultimo anno e prevede di fare lo stesso nei dodici mesi successivi.
La ricerca evidenzia inoltre un cambiamento nella gerarchia delle priorità aziendali. Se in passato la sostenibilità era principalmente collegata alla conformità normativa, oggi le principali motivazioni riguardano la gestione del rischio, la resilienza organizzativa e le opportunità di crescita futura. La conformità regolatoria continua a essere importante, ma condivide il primo posto con la capacità di rendere il business più resiliente, mentre quasi la metà delle imprese considera la sostenibilità uno strumento per intercettare nuovi mercati e nuova domanda.
Anche gli obiettivi climatici confermano questa tendenza. Nel 2025 il 38% delle aziende ha rafforzato i propri target di decarbonizzazione, una quota doppia rispetto all'anno precedente, mentre soltanto il 4% li ha ridimensionati.
Gli investimenti continuano a crescere nonostante le tensioni geopolitiche
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda la capacità delle imprese di continuare a investire anche in un contesto caratterizzato da instabilità geopolitica, inflazione, conflitti internazionali e crescente frequenza degli eventi climatici estremi.
Contrariamente a quanto si sarebbe potuto prevedere, quasi nove aziende su dieci hanno mantenuto o aumentato gli investimenti destinati alla mitigazione e all'adattamento climatico. Le principali motivazioni sono riconducibili alla crescita della domanda di mercato, al rafforzamento delle politiche pubbliche in diversi Paesi e alla progressiva riduzione dei costi delle tecnologie low carbon.
Nel rapporto emerge con forza come molte tecnologie abbiano ormai superato la fase sperimentale.
La produzione di energia rinnovabile, l'elettrificazione dei processi industriali, i veicoli elettrici, gli edifici efficienti, l'agricoltura rigenerativa e l'economia circolare vengono ormai considerate dalle imprese investimenti economicamente razionali, capaci di ridurre l'esposizione alla volatilità dei prezzi dell'energia fossile e aumentare la sicurezza delle forniture.
Cresce però il timore di una transizione disordinata
L'ottimismo sulle prospettive economiche della sostenibilità convive però con una crescente preoccupazione.
Il 68% dei dirigenti ritiene infatti più probabile rispetto a un anno fa una cosiddetta "transizione disordinata", cioè un percorso verso la neutralità climatica caratterizzato da politiche incoerenti, cambiamenti normativi improvvisi, frammentazione geopolitica e scarsa coordinazione internazionale.
Questa prospettiva rappresenta ormai un rischio per quasi tutte le imprese coinvolte nell'indagine: il 98% considera infatti una transizione disordinata una minaccia concreta per il proprio business, mentre appena il 15% ritiene di essere pienamente preparato ad affrontarne le conseguenze.
Le principali criticità individuate dalle aziende riguardano l'interruzione delle catene di fornitura, l'instabilità normativa, la volatilità dei prezzi dell'energia e delle materie prime, oltre al rischio di un incremento dell'inflazione per consumatori e imprese.
Anche gli effetti fisici del cambiamento climatico stanno già producendo conseguenze economiche tangibili. Il 47% delle imprese dichiara di avere registrato un aumento dei costi dovuto a eventi meteorologici estremi, siccità, alluvioni, ondate di calore e interruzioni della supply chain, e quasi la metà prevede ulteriori aumenti nel prossimo anno.
Le aziende chiedono politiche pubbliche stabili e prevedibili
Se da un lato il mondo imprenditoriale continua a investire nella transizione sostenibile, dall'altro emerge una richiesta nei confronti dei governi: garantire un quadro normativo stabile, coerente e di lungo periodo. Secondo il Business Breakthrough Barometer 2026, l'85% dei leader aziendali preferisce un rafforzamento graduale ma prevedibile delle politiche climatiche rispetto al rinvio delle decisioni, anche qualora questo comporti costi più elevati nel breve termine. Più di un terzo degli intervistati (37%) si dichiara infatti disposto ad accettare maggiori oneri immediati pur di ridurre il rischio di una transizione disordinata in futuro.
La prevedibilità delle politiche pubbliche è ormai considerata un fattore competitivo per i Paesi che intendono attrarre investimenti. Il 96% delle aziende afferma di valutare i rischi e le opportunità legati alla transizione climatica quando decide dove investire, e oltre la metà (56%) individua nella chiarezza e stabilità delle politiche e della regolazione il principale criterio di scelta, davanti alla disponibilità di infrastrutture, alla domanda di mercato e all'accesso a energia pulita a costi competitivi.
Le imprese chiedono quindi ai decisori pubblici di superare la logica degli interventi discontinui e dei cambi di indirizzo legati ai cicli politici. Le priorità indicate riguardano soprattutto la definizione di strategie di lungo periodo (60%), l'introduzione di incentivi per sostenere gli investimenti privati (35%), politiche capaci di stimolare la domanda di prodotti e servizi a basse emissioni (30%) e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche (30%).
Il rapporto evidenzia inoltre come la cooperazione internazionale stia assumendo un ruolo sempre più importante. L'89% dei dirigenti considera essenziale un maggiore coordinamento tra governi su standard, certificazioni e regole commerciali, ritenendo che la frammentazione normativa rappresenti uno dei principali ostacoli alla diffusione su larga scala delle soluzioni low carbon.
Energia pulita, elettrificazione, economia circolare e agricoltura rigenerativa guidano gli investimenti
Il Barometro fotografa anche le aree verso cui si stanno orientando gli investimenti delle imprese. Il filo conduttore è rappresentato dalla ricerca di soluzioni capaci di coniugare sostenibilità ambientale, riduzione dei costi operativi e maggiore resilienza delle catene di approvvigionamento.
L'energia rinnovabile e l'elettrificazione sono considerate le tecnologie più mature e con il miglior profilo economico. Secondo le aziende intervistate, la produzione di energia pulita, i sistemi di accumulo e l'elettrificazione dei consumi rappresentano ormai la risposta più efficace alla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili e ai rischi geopolitici, oltre a garantire una maggiore sicurezza energetica. Parallelamente cresce la diffusione dei veicoli elettrici, favorita dalla riduzione dei costi delle batterie, dal miglioramento delle infrastrutture di ricarica e dall'aumento della competitività economica rispetto ai motori tradizionali.
Accanto all'energia, acquista sempre maggiore rilevanza l'economia circolare. Per la prima volta il rapporto evidenzia come numerose imprese non considerino più la circolarità esclusivamente un obiettivo ambientale, ma uno strumento strategico per ridurre la dipendenza dalle materie prime critiche, aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti e contenere i rischi derivanti dalle tensioni geopolitiche. Il recupero di materiali, in particolare nei comparti delle batterie e dei metalli strategici, viene indicato come un elemento sempre più centrale delle strategie industriali.
Anche il settore agroalimentare sta vivendo una profonda trasformazione. L'agricoltura rigenerativa viene sempre più interpretata come una misura di adattamento ai cambiamenti climatici oltre che di mitigazione. Le aziende riconoscono che pratiche agricole orientate alla salute del suolo, alla gestione efficiente delle risorse idriche e alla biodiversità possono contribuire a mantenere la produttività, ridurre i rischi lungo la filiera e rafforzare la sicurezza alimentare. Le prospettive economiche sono significative: il mercato globale dell'agricoltura rigenerativa potrebbe crescere del 18,7% l'anno fino al 2034.
Le implicazioni per imprese, investitori e decisori pubblici
Il Business Breakthrough Barometer 2026 restituisce l'immagine di una transizione climatica entrata in una nuova fase. Se negli anni passati la sostenibilità era spesso guidata dalla conformità normativa e dagli impegni volontari, oggi le imprese la considerano sempre più un elemento strutturale della competitività aziendale. La capacità di gestire il rischio climatico, rafforzare la resilienza operativa e cogliere nuove opportunità di mercato sta diventando un fattore determinante nelle strategie di investimento.
Per le imprese il messaggio è quello di continuare a investire nelle soluzioni già mature – dall'energia pulita all'elettrificazione, fino all'economia circolare e all'agricoltura rigenerativa – rafforzando la collaborazione lungo l'intera catena del valore per superare i colli di bottiglia ancora presenti.
Per gli investitori, il rapporto conferma che i mercati più attrattivi saranno quelli capaci di offrire regole stabili, infrastrutture adeguate e una domanda crescente di tecnologie e prodotti a basse emissioni. La stabilità del contesto normativo diventa quindi un elemento essenziale per ridurre il rischio degli investimenti e accelerare la mobilitazione dei capitali privati.
Infine, per i decisori pubblici emerge una responsabilità sempre più rilevante. Le imprese non chiedono un alleggerimento degli obiettivi climatici, ma politiche coerenti, prevedibili e coordinate a livello internazionale, capaci di trasformare gli impegni in condizioni favorevoli agli investimenti. Come sottolinea il rapporto, la sfida non consiste più nell'individuare le tecnologie necessarie alla decarbonizzazione, bensì nel creare le condizioni economiche e regolatorie che consentano di diffonderle rapidamente e su larga scala. In questo senso, il Business Breakthrough Barometer 2026 suggerisce che la sostenibilità non rappresenta più soltanto una risposta alla crisi climatica, ma una componente imprescindibile della competitività economica e della resilienza dei sistemi produttivi nel prossimo decennio.