La direttiva europea sulla due diligence di sostenibilità aziendale (CSDDD) si applicherà a un numero significativamente inferiore di imprese rispetto a quanto previsto inizialmente. È quanto emerge dall’ultimo aggiornamento del Datahub pubblicato da SOMO, organizzazione indipendente con sede nei Paesi Bassi specializzata in ricerca su multinazionali, diritti umani e impatti ambientali.
Il Datahub SOMO: trasparenza e accesso ai dati
L’aggiornamento del Datahub SOMO rappresenta uno strumento di trasparenza rilevante per stakeholder e società civile. La piattaforma open access consente di identificare le aziende soggette alla normativa e fornisce informazioni dettagliate su struttura societaria, settore e Paese di appartenenza.
Il database si basa su fonti come Moody’s Orbis, registri nazionali delle imprese e ricerche proprietarie condotte da SOMO. L’aggiornamento è stato sviluppato con il supporto di organizzazioni come ClientEarth, Global Witness e l’Università di Amsterdam.
Tra i miglioramenti introdotti figurano una classificazione settoriale più accurata, una maggiore copertura delle imprese extra-UE e l’integrazione di informazioni sugli azionisti per le società quotate.
Applicazione della CSDDD, risultati chiave Datahub SOMO
Secondo i nuovi dati, la revisione normativa introdotta con il pacchetto Omnibus I ha comportato una drastica riduzione dell’ambito di applicazione: i gruppi aziendali coperti nell’Unione europea sono oggi 974, pari a un calo del 71% rispetto alla versione originaria della direttiva adottata nel 2024.
Complessivamente, il Datahub individua 2.907 aziende che soddisfano le soglie della direttiva, appartenenti a 1.447 gruppi aziendali, di cui circa un terzo con sede al di fuori dell’UE. La scelta metodologica di analizzare i gruppi, e non le singole entità legali, riflette la struttura complessa delle multinazionali, in cui più società controllate possono rientrare nei criteri, ma la responsabilità resta in capo alla capogruppo.
CSDDD, soglie elevate e applicazione posticipata
La nuova configurazione della CSDDD prevede criteri di accesso particolarmente stringenti. Le imprese europee saranno soggette agli obblighi di due diligence solo se superano entrambe le seguenti soglie:
- oltre 1,5 miliardi di euro di fatturato globale annuo
- almeno 5.000 dipendenti
Per le imprese extra-UE, il requisito si basa sul fatturato generato nel mercato europeo, anch’esso fissato a 1,5 miliardi di euro.
L’entrata in vigore operativa degli obblighi è prevista entro luglio 2029, un orizzonte temporale che, secondo diversi osservatori, rischia di rallentare l’effettiva implementazione delle politiche di sostenibilità nelle catene globali del valore.
CS3D, distribuzione geografica: Germania in testa, Italia tra i principali Paesi
Dal punto di vista geografico, la Germania si conferma il Paese con il maggior numero di gruppi aziendali coperti (280), seguita da Francia (153), Italia (85) e Paesi Bassi (77). Al di fuori dell’Unione, gli Stati Uniti guidano la classifica con 182 gruppi, seguiti da Regno Unito, Giappone e Svizzera.
Un dato particolarmente rilevante riguarda la concentrazione geografica: solo 14 dei 27 Stati membri ospitano almeno dieci gruppi soggetti alla direttiva, mentre quattro Paesi non registrano alcuna azienda coperta. Ciò evidenzia una forte asimmetria nell’impatto territoriale della normativa.
Settori coinvolti e impatti attesi
Nonostante il ridimensionamento, la direttiva continua a includere alcune delle imprese più rilevanti dell’economia globale, in particolare quelle con maggiore impatto ambientale e sociale.
Oltre il 20% delle aziende coperte opera nel settore manifatturiero, seguito dal commercio all’ingrosso e al dettaglio (13%) e dai servizi (8%). Restano incluse anche grandi aziende attive nei combustibili fossili, tradizionalmente tra i principali responsabili delle emissioni climalteranti.
Questo elemento conferma che, pur con un perimetro più ristretto, la CSDDD mantiene un focus sulle imprese con maggiore capacità di incidere sulle catene di approvvigionamento globali.
La CSDDD in Italia: solo 85 aziende obbligate alla due diligence
Stando al Datahub SOMO in Italia, il numero di gruppi aziendali soggetti alla CSDDD si ferma a 85. Un dato che, seppur colloca il Paese tra i principali in Europa per numero assoluto, evidenzia la limitata platea di imprese coinvolte rispetto al tessuto produttivo nazionale, caratterizzato da una prevalenza di PMI.
La combinazione di soglie elevate e criteri restrittivi esclude infatti la maggior parte delle imprese italiane dagli obblighi di due diligence lungo la catena del valore. Ciò solleva interrogativi sull’efficacia complessiva della direttiva nel promuovere pratiche diffuse di sostenibilità, soprattutto nei sistemi economici basati su filiere articolate e subfornitura.
In prospettiva, il rischio è quello di creare un doppio livello: da un lato grandi gruppi multinazionali soggetti a obblighi stringenti, dall’altro una vasta platea di imprese non direttamente vincolate, ma comunque coinvolte indirettamente come fornitori.
Pacchetto Omnibus, CSDDD: una direttiva meno ambiziosa?
L’analisi di SOMO suggerisce che la revisione della CSDDD abbia significativamente ridotto la portata originaria della normativa. La diminuzione del numero di imprese coinvolte, unita al rinvio dell’applicazione, potrebbe limitare l’impatto trasformativo della direttiva sulle catene globali del valore.
Al tempo stesso, la concentrazione sugli attori economici più grandi mantiene una leva potenzialmente rilevante: intervenire sui nodi centrali delle filiere internazionali per promuovere standard più elevati in materia di diritti umani e ambiente.
Resta tuttavia aperto il dibattito sulla capacità della CSDDD, nella sua versione attuale, di contribuire in modo sistemico agli obiettivi di sostenibilità europei e globali, in coerenza con l’Agenda 2030 e con le altre normative del pacchetto sulla finanza sostenibile.