ESG assurance, da vincolo normativo a leva di business. Strategie dai leader più maturi

Oltre la compliance, l’assurance genera ritorni concreti in reputazione, redditività e valore azionario. Lo dicono i risultati del KPMG ESG Assurance Maturity Index 2025

Di Arianna De Felice

Strategie ESG - Pubblicato il 15-09-2025

Negli ultimi anni l’assurance ESG ha conosciuto una profonda trasformazione: da adempimento formale imposto da normative e standard di rendicontazione, si sta progressivamente affermando come uno strumento strategico per le imprese. Se inizialmente la sua adozione era motivata principalmente dall’esigenza di conformità alla crescente pressione regolatoria, oggi la verifica indipendente delle performance ambientali, sociali e di governance viene sempre più riconosciuta come un fattore abilitante per generare valore e consolidare la credibilità aziendale. I board aziendali, infatti, stanno comprendendo che la sostenibilità non è più un concetto da confinare nelle note a piè di pagina dei bilanci, né un obbligo da adempiere solo per assecondare regolatori o investitori. Viceversa, l’ESG assurance diventa un passaggio fondamentale per costruire fiducia e consolidare il vantaggio competitivo.

A confermarlo sono i dati del KPMG ESG Assurance Maturity Index 2025, che mette nero su bianco una realtà ormai evidente: la capacità di assicurare dati ESG solidi e credibili determina non solo la reputazione di un’impresa, ma anche la sua capacità di crescere, attrarre capitali e consolidare la posizione competitiva.

Le aziende più mature utilizzano, infatti, l’assurance per rafforzare la governance, innovare i processi e costruire un rapporto di trasparenza con investitori, clienti e stakeholder. In questo senso, l’ESG assurance si rivela una leva di business, capace di generare ritorni concreti in termini di quota di mercato, redditività e creazione di valore per gli azionisti. Le imprese che restano ferme, invece, rischiano di essere escluse dalle catene di fornitura globali e di perdere progressivamente credibilità sui mercati.

“La garanzia ESG non è una destinazione: è un percorso che richiede coraggio, chiarezza e impegno. I dati rivelano che, mentre alcuni settori stanno progredendo con fiducia, altri sono ancora in una fase iniziale”, ha dichiarato Scott Flynn, Responsabile globale dell'audit KPMG Internazionale.

Dal report infatti emergono tre categorie di aziende. Le aziende considerate Leader raggiungono un punteggio medio di 65,21 nell’indice di maturità della garanzia ESG, gli Advancer si fermano a 45,73, mentre i Beginner restano a 30,54. Il punteggio medio globale, 46,77, è leggermente in calo rispetto al 47,7 dell’anno precedente, segnale che testimonia la polarizzazione crescente tra chi accelera e chi invece resta indietro.

I Leader si distinguono per il coinvolgimento diretto dei consigli di amministrazione, per una cultura aziendale che integra gli obiettivi ESG nei processi e per infrastrutture digitali robuste (negli ultimi tre anni, KPMG ha rilevato un incremento dell’83% nell’uso del cloud, del 30% nelle piattaforme ESG, del 27% nelle dashboard di monitoraggio, del 22% nei data lake e del 16% nell’uso di AI tradizionale sia di AI generativa). Al contrario, i Beginner evidenziano debolezze nella governance e nella gestione dei dati, che rendono i loro bilanci di sostenibilità fragili e poco credibili.

Eppure, anche tra i più maturi resta del lavoro da fare dato che solo il 5% dei Leader ha integrato in modo uniforme gli obiettivi ESG in tutte le funzioni aziendali, dimostrando che la piena trasversalità resta una sfida aperta per tutti.

I benefici concreti per chi investe nell’ESG assurance

L’analisi delle aziende Wave 1 CSRD, che hanno iniziato a implementare l’assurance ESG già nel 2024, rivela un quadro di ritorni tangibili. Il 60% prevede un aumento della quota di mercato o della base clienti, il 54% stima un miglioramento della redditività, mentre il 52% indica un rafforzamento della reputazione aziendale. Quasi la metà (49%) si aspetta anche una maggiore creazione di valore per gli azionisti e una riduzione dei costi.

Inoltre il 74% delle aziende dichiara che i propri piani di sostenibilità restano invariati nonostante l’incertezza normativa. Questo significa che l’ESG assurance è sempre più guidata da logiche di mercato e strategia, e non solo da pressioni regolatorie. In altre parole, la spinta arriva dall’interno delle aziende, convinte che investire nei temi ESG sia un fattore competitivo determinante.

KPMG ESG Assurance Maturity Index 2025, lezioni dai Leader: cinque passi chiave 

Per aiutare le imprese a muoversi lungo la curva di maturità, KPMG individua cinque azioni strategiche.

Il primo passo è rafforzare la governance, portando l’ESG al centro delle agende dei consigli di amministrazione. Non si tratta solo di supervisione, ma di rendere il board responsabile dell’identificazione dei rischi, del monitoraggio delle performance e della trasparenza dei report.

Il secondo è costruire competenze interne: senza team capaci di interpretare standard complessi, gestire dati e interagire con fornitori di assurance, l’intero processo rischia di essere superficiale. Gli investimenti in formazione e talenti ESG sono dunque un asset strategico.

Il terzo riguarda i sistemi di data management. Le aziende devono sviluppare architetture robuste che permettano di raccogliere, validare e comunicare metriche ESG all’altezza dei requisiti di assurance.

Qui entra in gioco la quarta leva: l’adozione di tecnologie digitali come piattaforme dedicate, dashboard avanzate e intelligenza artificiale, strumenti che semplificano la rendicontazione e migliorano la qualità delle informazioni.

Infine, i Leader insegnano che non basta guardare ai confini interni: occorre coinvolgere l’intera catena del valore, estendendo pratiche ESG a fornitori e partner. Solo così le disclosure diventano coerenti e credibili, evitando che la sostenibilità si fermi al perimetro diretto dell’impresa.


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