Dal valore all'impatto: la matrice di sostenibilità per raccontare un settore tessile-abbigliamento responsabile

La matrice di sostenibilità, sviluppata dal Politecnico di Bari in collaborazione con Fortunale, società benefit del settore, si propone come uno strumento operativo per tradurre l’impegno ESG in pratiche concrete e leggibili. Questo articolo illustra la struttura tridimensionale della matrice, ne chiarisce la distinzione rispetto alla matrice di materialità e approfondisce il caso applicativo di Fortunale, esempio virtuoso di moda sostenibile

Di Ivana Demarinis

Strategie ESG - Pubblicato il 24-06-2025

Qual è l'impatto del settore tessile-abbigliamento sul piano ambientale e sociale?

Partiamo subito da qualche numero:

●    10% delle emissioni globali di CO₂ (più di tutti i voli internazionali e del trasporto marittimo messi insieme)
●    20% dell’inquinamento idrico mondiale (processi di tintura e finissaggio dei tessuti)

Il settore tessile-abbigliamento è tra i più impattanti al mondo. È sufficiente pensare come la produzione di una singola maglietta in cotone può richiedere 2.700 litri d’acqua, l’equivalente di ciò che una persona beve in 2,5 anni (European Parliament).

A completare il quadro: uso intensivo di risorse, rifiuti tessili in crescita, microplastiche negli oceani. 

Il problema è strutturale: il modello fast fashion, produzione veloce, consumi usa-e-getta, stagioni sempre più brevi, non è più sostenibile. Né per l’ambiente, né per il mercato. In questo scenario, la pressione normativa e reputazionale si fa crescente. I regolatori introducono obblighi più stringenti, mentre consumatori e investitori chiedono accountability e impatti positivi misurabili. 

Allo stato dei fatti, ciò che bisogna fare in sintesi è misurare, gestire e raccontare la sostenibilità in modo coerente, tracciabile e credibile. Ed è da questa sfida che nasce la matrice di sostenibilità, uno strumento operativo per trasformare l’impegno ESG in azioni concrete, leggibili e comparabili, capace di rafforzare la rendicontazione e generare valore reale, per l’impresa e per i suoi stakeholder.

La matrice di sostenibilità: struttura tridimensionale e applicazioni

Progettata all’interno di un progetto di ricerca applicata, coordinato dal Professore Pierpaolo Pontrandolfo del Politecnico di Bari, in collaborazione con Fortunale, società benefit del settore tessile-abbigliamento fondata da Ivan Aloisio, la matrice di sostenibilità è stata sviluppata con l’obiettivo di fornire un quadro strutturato per valutare, classificare e comunicare le pratiche ESG delle aziende.

Il framework rappresenta uno strumento flessibile, che integra standard normativi (CSRD, ESRS, GRI) e strumenti internazionali (LCA, S-LCA, UNEP). Utilizzabile sia per l’autovalutazione interna sia per la rendicontazione verso stakeholder esterni, permette di individuare punti di forza e aree di miglioramento.

La matrice nasce come uno schema grafico/tabellare, che permette di incrociare i temi chiave della sostenibilità con le azioni/risultati dell’azienda, evidenziando le performance ESG in modo chiaro e immediato.

Si articola sulle seguenti tre dimensioni:

  1. Focus ESG – identifica l’ambito ambientale, sociale o di governance su cui l’iniziativa ha impatto;
  2. Categorie di Stakeholder – valuta su quale gruppo di stakeholder (lavoratori, consumatori, società) ricade l’iniziativa;
  3. Riferimento a Prodotto o Organizzazione – distingue se l’iniziativa riguarda la sfera del prodotto/servizio o della governance organizzativa.

In conclusione, la matrice di sostenibilità si propone come un cruscotto operativo della sostenibilità aziendale traducendo i concetti ESG in un formato comprensibile e comparabile, utile per aziende di ogni dimensione e particolarmente adatto alle PMI del settore moda.

Le pratiche inserite nella prima versione della matrice sono state selezionate tra quelle adottate dalle aziende vincitrici dei CNMI Sustainable Fashion Awards 2022, riconosciute come leader della sostenibilità dalla Ellen MacArthur Foundation, che le include tra i suoi esempi e casi studio. I dati qualitativi e quantitativi sono stati raccolti principalmente attraverso l’analisi dei siti istituzionali e dei report di sostenibilità delle aziende considerate.

Matrice di materialità vs matrice di sostenibilità

La matrice di materialità e la matrice di sostenibilità possono essere a volte confuse, ma in realtà sono strumenti distinti, seppur correlati, all’interno della gestione e rendicontazione della sostenibilità aziendale. Ecco la differenza sostanziale:

Matrice di materialità
La matrice di materialità è uno strumento strategico che consente di identificare e prioritizzare i temi materiali di sostenibilità, ovvero quelli che risultano più rilevanti sia per l’azienda sia per i suoi stakeholder.
La sua funzione è stabilire cosa è importante comunicare e gestire, in base all’impatto (effettivo o potenziale) e all’interesse degli stakeholder. Obiettivo: definire le priorità ESG su cui concentrare strategie e rendicontazione, secondo i principi richiesti, ad esempio, dalla CSRD e dagli ESRS.

Matrice di sostenibilità
La matrice di sostenibilità qui descritta in sintesi è, invece, uno strumento operativo e tridimensionale che serve per valutare, organizzare e comunicare le azioni di sostenibilità concrete già implementate dall’azienda. Obiettivo: offrire una rappresentazione chiara, comparabile e tracciabile delle performance ESG e supportare la rendicontazione con dati tangibili e pratiche esistenti.

Di seguito un esempio di applicazione della matrice di sostenibilità sul focus materiali. 

Caso studio: Fortunale e la matrice ESG applicata

Fortunale è un’azienda pugliese di maglieria nata nel 2018 da un maglificio tradizionale, con un’idea semplice ma radicale: dimostrare che si può fare moda di qualità partendo da principi di sostenibilità autentica. Nata come spin-off di un maglificio tradizionale, nel 2021 l’azienda è diventata formalmente una Società Benefit, inserendo nel proprio statuto obiettivi di beneficio comune accanto agli obiettivi di profitto (Schiavi, 2021). 

L’applicazione della matrice di sostenibilità al caso Fortunale ha permesso di tracciare un quadro dettagliato delle sue prestazioni ESG. In particolare, Fortunale si distingue per una serie di iniziative pionieristiche nel panorama della moda sostenibile italiana, riassunte nella matrice di seguito.

Dimensione Iniziative di sostenibilità di Fortunale
Ambiente (E) Materiali: l’azienda utilizza esclusivamente lana biologica certificata (pura lana vergine) proveniente da allevamenti cruelty-free, privi di sostanze nocive o antiparassitari chimici. I prodotti sono privi di fibre sintetiche, quindi riciclabili fino all’80% in nuovi filati. È attivo un programma di reso incentivato: i clienti possono restituire i maglioni usati ricevendo uno sconto del 30% su un nuovo acquisto, in un’ottica di economia circolare.    
  Inquinamento: Fortunale realizza i propri capi attraverso un innovativo processo di tintura naturale che impiega oltre 200 ingredienti vegetali (da fiori, foglie e radici), senza alcun utilizzo di coloranti chimici. Questa tecnologia ha ottenuto la certificazione Woolmark Approved Natural Coloration Technology. L’obiettivo è ridurre l’inquinamento delle acque e del suolo. Inoltre, il packaging è completamente plastic-free, contribuendo alla riduzione dei rifiuti e alla tutela degli ecosistemi.
  Energia: Fortunale adotta un modello produttivo su richiesta e in piccole quantità, evitando gli sprechi legati alla sovrapproduzione e riducendo i consumi energetici dell’intero ciclo produttivo.
Sociale (S) Diritti umani: l’azienda seleziona solo fornitori che rispettano gli standard sui diritti umani e del lavoro, garantendo condizioni dignitose lungo tutta la catena di fornitura. Sono tutelati la libertà di associazione dei lavoratori e il diritto a un lavoro etico e sicuro.
  Condizioni di lavoro: essendo una realtà artigianale di piccole dimensioni, Fortunale garantisce un ambiente di lavoro sano e sicuro, con orari flessibili e un’attenzione alla qualità della vita dei propri collaboratori. Inoltre, adotta criteri di valutazione ambientale e sociale per i fornitori, promuove l’equità salariale e si impegna attivamente per la parità di genere.
  Patrimonio culturale: tutti i prodotti Fortunale sono 100% Made in Italy, realizzati in Puglia, in collaborazione con artigiani locali. L’azienda sostiene la valorizzazione del patrimonio culturale, ad esempio con il Progetto Plauto (in collaborazione con l’Università di Bari) per recuperare l’uso di lane autoctone. Il packaging include una velina trasformabile in opera d’arte realizzata da pittori del territorio e con la volontà di generare un impatto sociale positivo a 360°.
  Salute e sicurezza: l’assenza di sostanze chimiche e l’uso di materiali naturali tutelano la salute dei consumatori. Inoltre, la lana è ottenuta da allevamenti che rispettano il benessere animale, evitando antiparassitari tossici e garantendo la sicurezza del prodotto finito.
Governance (G) Ripercussioni socio-economiche: Fortunale ha costruito una filiera produttiva corta e locale, creando valore sul territorio e riducendo gli impatti ambientali legati alla logistica. I capi vengono prodotti solo su richiesta e il sistema di reso permette di rigenerare il prodotto come materia prima seconda. L’azienda collabora attivamente con stakeholder e istituzioni locali, promuovendo un’economia circolare fondata sulla responsabilità condivisa.
  Governance: in quanto Società Benefit, Fortunale ha formalizzato la sostenibilità nel proprio statuto e nelle decisioni strategiche. Adotta piani ESG e pratiche di gestione responsabile, selezionando fornitori sulla base di criteri ambientali e relazionandosi secondo principi etici. L’azienda pubblica volontariamente dati sull’impatto sociale e ambientale e partecipa a network come LifeGate per garantire trasparenza verso gli stakeholder.


L’applicazione della matrice al caso Fortunale ha messo in luce un elemento centrale: la coerenza tra i valori dichiarati e le pratiche messe in atto. L’azienda presidia in modo solido quasi tutte le aree ESG, con iniziative strutturate che riflettono una visione integrata della sostenibilità, rara soprattutto nel contesto delle PMI.

Sul piano ambientale, Fortunale anticipa i principi dell’economia circolare, riducendo l’uso di risorse e allungando il ciclo di vita dei prodotti grazie a scelte consapevoli su materiali, tinture, packaging e riforestazione. L’approccio è pienamente allineato agli standard GRI e agli obiettivi UE in materia di inquinamento e consumo responsabile.

Anche l’aspetto sociale è ben radicato: l’impresa non si limita al rispetto delle norme, ma genera impatto positivo sul territorio, valorizza il lavoro artigiano e costruisce relazioni responsabili con clienti e comunità.

Dal punto di vista della governance, lo status di Società Benefit si traduce in un’azione concreta: Fortunale adotta strumenti di rendicontazione volontaria, integra criteri ESG nei processi decisionali e partecipa attivamente a reti di sostenibilità.

In questo contesto, la matrice ha svolto un doppio ruolo: da un lato ha fornito una rappresentazione strutturata e leggibile delle iniziative esistenti, dall’altro ha evidenziato opportunità evolutive, come l’introduzione di indicatori quantitativi o nuove certificazioni, rafforzando la visibilità e la solidità del profilo ESG dell’impresa.

Matrice di sostenibilità, un ponte tra teoria e pratica

La matrice di sostenibilità elaborata in questo studio si propone come un ponte tra teoria e pratica della sostenibilità aziendale nel settore tessile. 

Da un lato, essa traduce i princìpi degli standard ESG e i risultati della ricerca accademica in uno strumento operativo alla portata delle imprese (anche di piccola dimensione); dall’altro, offre agli stakeholder una lettura chiara e credibile dell’impegno di un’azienda, grazie al riferimento a criteri riconosciuti (GRI, CSRD) che rafforzano l’autorevolezza delle informazioni. 

Nel caso Fortunale, la matrice ha evidenziato una sostenibilità non dichiarata ma agita, capace di generare valore su più livelli: reputazionale, relazionale, ambientale, sociale.

Ma l’utilità della matrice non si esaurisce in un caso virtuoso: può essere adattata, replicata, personalizzata in altri contesti industriali — soprattutto nei settori manifatturieri, dove la filiera lunga rende difficile tenere traccia degli impatti. La chiave è sempre la stessa: rendere misurabile ciò che conta, non per marketing, ma per trasformare l’ESG in una leva di competitività e visione.
In un mercato che chiede trasparenza, coerenza e impatto, strumenti come questo possono aiutare le imprese italiane a passare da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità dimostrabile.

Si tratta di un ulteriore tassello nella transizione verso modelli di business più responsabili e trasparenti. Come evidenziato, l’allineamento con gli standard (GRI, CSRD, ESRS) e il supporto della letteratura accademica conferiscono solidità allo strumento, evitando approcci improvvisati o il greenwashing.

 

 

Bibliografia
Agenda Digitale (2025) – Rendicontazione di sostenibilità: guida completa alla Direttiva CSRD. AgendaDigitale.eu, 3 aprile 2025.

Ben-Amar, W., Chang, M., & McIlkenny, P. (2017) – Board gender diversity and corporate response to sustainability initiatives: Evidence from the carbon disclosure project. Journal of Business Ethics, 142(2), 369-383.

European Parliament (2023) – The impact of textile production and waste on the environment. Pubblicazione del Parlamento Europeo, 17 agosto 2023 (EU Reporter).

Yu, H., Ahn, M., & Han, E. (2023) – Key driver of textile and apparel industry management: fashion brand ESG and brand reputation. Frontiers in Environmental Science, 11, Art.1140004.

 


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