La seconda edizione dell’Osservatorio Diversity, Equity & Inclusion nella Distribuzione Moderna, presentata a Milano da Federdistribuzione e realizzata in collaborazione con ALTIS -Graduate School of Sustainable Management dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, evidenzia una trasformazione significativa nell’approccio delle aziende italiane della grande distribuzione verso la diversità e l’inclusione. Il report, che ha coinvolto 27 grandi imprese, mostra non solo un'evoluzione culturale, ma anche un rafforzamento strutturale e operativo degli strumenti DE&I.
Il dato più emblematico è l’aumento delle imprese dotate di un comitato manageriale dedicato alla DE&I, passato dal 20% della precedente edizione al 37% dell’attuale.
Cresce anche il numero di aziende che hanno politiche formalizzate in materia di diversità, passando dal 26,7% al 48,1%. Inoltre particolarmente significativo è l’aumento delle risorse dedicate: se nel 2023 solo un terzo delle imprese dichiarava di destinare un budget specifico a queste attività, oggi la quota è salita al 70,4%.
La misurazione dell’impatto è un altro aspetto fondamentale che ha visto progressi tangibili. I sistemi di monitoraggio delle attività DE&I sono passati dal 43,3% al 51,8%, mentre le aziende che realizzano verifiche periodiche dei risultati ottenuti sono triplicate, dal 10% al 33,3%. Questo cambio di passo indica che l’inclusione non è più affidata a iniziative sporadiche o a principi astratti, ma sta entrando nel dominio del controllo gestionale e della responsabilizzazione interna.
Nelle politiche di gestione del personale emerge poi l’adozione crescente di strumenti basati sul merito e la valorizzazione delle competenze individuali. L’81,5% delle aziende utilizza, infatti, percorsi meritocratici per l’avanzamento professionale, rispetto al 70% della rilevazione precedente. Anche l’ascolto attivo dei dipendenti è in forte crescita, passando dal 73,3% all’85,2%. Il dato più significativo, però, riguarda il coinvolgimento attivo delle persone nei processi decisionali aziendali, che raggiunge il 92,6% (rispetto al 63,3% del 2023): un incremento che traduce la cultura dell’equità in prassi partecipative tangibili.
Infine la formazione sul linguaggio inclusivo, un tempo residuale, inizia ad affermarsi con più decisione: le aziende che la praticano sono passate dal 13,3% al 44,4%. In crescita anche l’attenzione verso la disabilità con il 44,4% delle aziende dichiara di avere figure di riferimento interne dedicate al supporto di lavoratori e lavoratrici con disabilità (contro il 33,3% del 2023), e il monitoraggio della loro soddisfazione passa dal 20% al 29,6%.
Inclusione nella Distribuzione Moderna: lavoratori stranieri tra soddisfazioni e ostacoli ancora da superare
La nuova edizione dell’Osservatorio introduce inoltre un approfondimento qualitativo sui lavoratori stranieri, realizzato tramite interviste a 12 dipendenti immigrati e 6 figure HR o responsabili DE&I. La fotografia che emerge è duplice: da un lato la realtà di molte imprese si arricchisce di pratiche attente e inclusive; dall’altro lato restano difficoltà strutturali ancora da superare.
Diversi lavoratori raccontano con soddisfazione di ambienti di lavoro dove la diversità culturale è accolta come una risorsa. Per esempio, alcune aziende forniscono menu differenziati nelle mense aziendali per rispettare vincoli religiosi o culturali; altre riconoscono, anche informalmente, la possibilità di assentarsi per le principali festività religiose non cristiane. È emersa inoltre l’importanza di momenti collettivi in cui culture diverse si incontrano come le iniziative di socializzazione, gli eventi aziendali multiculturali e la condivisione delle storie personali che rappresentano occasioni per abbattere le distanze.
Oltre alle azioni simboliche, però, numerose imprese implementano strumenti operativi di supporto: accompagnamento nei primi mesi tramite colleghi-tutor, aiuto nella comprensione delle normative sul lavoro, assistenza nella gestione delle pratiche burocratiche come i permessi di soggiorno. In alcuni casi, le aziende mettono a disposizione anche spazi riservati alla preghiera o al raccoglimento personale, riconoscendo il ruolo della spiritualità nel benessere individuale.
Nonostante ciò, i lavoratori stranieri intervistati segnalano una serie di criticità ricorrenti. In primo luogo, la scarsa padronanza della lingua italiana è spesso un ostacolo all’integrazione piena, non solo a livello comunicativo, ma anche nel percepirsi parte del team o nel comprendere regole e aspettative implicite. Alcuni intervistati parlano di difficoltà nei rapporti informali con i colleghi, o di ambiguità nella comunicazione non verbale che alimentano equivoci. Le divergenze valoriali tra culture possono portare a percezioni differenti di rispetto, gerarchia o spirito di iniziativa, generando incomprensioni che, se non affrontate, rischiano di irrigidire i rapporti.
La burocrazia è un ulteriore problema citato da tutti gli intervistati stranieri. Incertezza legata al rinnovo dei documenti, difficoltà di accesso ai servizi e la costante sensazione di precarietà amministrativa generano uno stato d’ansia che impatta negativamente sull’esperienza lavorativa. Per superare queste barriere, i datori di lavoro possono svolgere un ruolo chiave non solo come garanti dei diritti, ma come facilitatori dell’inclusione nel senso pieno del termine.
“La seconda edizione del nostro Osservatorio conferma che le imprese della Distribuzione Moderna sono fortemente orientate alla valorizzazione della diversità e all’applicazione dei principi di equità e inclusione attraverso prassi aziendali concrete. La crescita significativa di investimenti, strumenti di monitoraggio e iniziative dedicate dimostra non solo un impegno costante, ma anche una consapevolezza crescente del ruolo strategico che la DE&I riveste nelle relazioni con le persone che lavorano nelle nostre imprese, nello sviluppo sostenibile delle aziende e nel progresso sociale del nostro Paese”, ha dichiarato Francesco Quattrone, Direttore Area Lavoro e Relazioni Sindacali di Federdistribuzione.