Il Rapporto 2025 AGRIcoltura100 rappresenta una delle analisi più articolate sullo stato della sostenibilità nel settore agricolo italiano. Promosso da Reale Mutua e Confagricoltura, lo studio si basa su un’indagine condotta nel 2024 che ha coinvolto 3.536 imprese agricole distribuite in modo equilibrato per territori, dimensioni e comparti produttivi .
La metodologia si fonda su un modello proprietario che misura la sostenibilità attraverso 288 variabili, articolate in cinque aree: sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale, gestione dei rischi e delle relazioni, qualità e sicurezza alimentare, qualità dello sviluppo. L’output sintetico è rappresentato dall’Indice AGRIcoltura100, che consente di classificare il livello di sostenibilità complessiva delle imprese.
Nel corso delle cinque edizioni del Rapporto, il campione è quasi raddoppiato rispetto alle 1.850 aziende del 2020, evidenziando un crescente interesse del settore verso la misurazione e il miglioramento delle pratiche sostenibili.
I risultati del Rapporto AGRIcoltura100 2025
Il Rapporto AGRIcoltura100 2025 evidenzia un’evoluzione significativa dell’agricoltura italiana.
La sostenibilità si consolida come elemento integrato nella gestione aziendale e si associa a migliori risultati economici. L’innovazione e la cultura d’impresa rappresentano i principali fattori di sviluppo, mentre crescono l’attenzione alla qualità alimentare e l’impegno nella gestione dei rischi ambientali. Permangono criticità legate alla struttura del settore, alla pressione sui costi e al ricambio generazionale. Tuttavia, la direzione appare definita: l’agricoltura italiana si muove verso modelli produttivi più efficienti, integrati e orientati alla sostenibilità. Ma entriamo più nel dettaglio.
Cresce la sostenibilità delle imprese agricole
Uno dei dati più rilevanti del Rapporto AGRIcoltura100 2025 riguarda l’evoluzione dei livelli di sostenibilità. Le imprese che raggiungono un livello alto o medio-alto rappresentano il 56,9% del totale, in aumento rispetto al 49,3% registrato nel 2020 .
Questo incremento, pari a 7,6 punti percentuali in cinque anni, segnala un cambiamento strutturale nel settore. La sostenibilità tende a consolidarsi come elemento integrato nella gestione aziendale, con impatti tangibili su più dimensioni.
L’agricoltura italiana emerge come un ambito dinamico, capace di adattarsi alle trasformazioni economiche e ambientali. La diffusione di pratiche sostenibili riguarda sia le aziende di maggiori dimensioni sia quelle più piccole, con un coinvolgimento trasversale dei diversi comparti produttivi.
Sostenibilità e performance economiche: un legame diretto
Il Rapporto evidenzia una relazione significativa tra sostenibilità e risultati economici. Le imprese con livelli più elevati registrano performance nettamente migliori rispetto alla media.
In termini di produttività, le aziende ad alta sostenibilità raggiungono un fatturato di 94.000 euro per addetto, quasi il doppio rispetto alle imprese con livelli medio-base . Analogamente, l’utile per addetto si attesta a 8.800 euro, contro i 4.600 euro delle aziende meno sostenibili .
Anche la crescita aziendale segue questo andamento: gli indicatori relativi a fatturato, produzione e occupazione mostrano valori più elevati tra le imprese con livelli di sostenibilità più alti. Il dato suggerisce che l’adozione di pratiche sostenibili si associa a una maggiore capacità di sviluppo.
Innovazione come fattore determinante
L’innovazione emerge come uno dei principali driver della sostenibilità. Il 70% delle imprese ha effettuato investimenti negli ultimi due anni, mentre il 26,6% li ha incrementati .
L’indice generale di innovazione mostra che il 39% delle aziende raggiunge livelli alti o medio-alti, ma la quota sale all’82,9% tra le imprese più sostenibili . Il dato conferma una correlazione diretta tra innovazione tecnologica e qualità delle performance ambientali, sociali ed economiche.
Tra le soluzioni più diffuse si segnalano l’agricoltura 4.0, basata su sistemi data-driven, e l’adozione di tecniche avanzate di gestione delle risorse. La digitalizzazione dei processi produttivi contribuisce a migliorare l’efficienza e a ridurre l’utilizzo di input.
Il ruolo della cultura d’impresa
Una delle novità dell’edizione 2025 riguarda l’introduzione dei profili di orientamento aziendale. L’analisi individua cinque categorie di imprese, differenziate per valori e strategie.
Il profilo più performante è quello definito “Visione strategica”, che rappresenta il 20,4% del totale. In questo gruppo, il 76% delle imprese raggiunge livelli di sostenibilità alto o medio-alto, con risultati superiori alla media di circa venti punti percentuali .
Il dato mette in evidenza il ruolo della cultura d’impresa nella definizione delle strategie. Le aziende che integrano obiettivi economici e sostenibilità tendono a ottenere risultati più solidi e duraturi.
Rischi climatici e gestione del territorio
Il Rapporto evidenzia anche la crescente esposizione delle imprese agricole ai rischi climatici. Il 73% delle aziende intervistate ha subito danni da eventi naturali negli ultimi tre anni.
In risposta, sei imprese su dieci adottano misure di difesa attiva, come sistemi di gestione delle acque, interventi sul suolo e barriere naturali . Rimane invece limitata la diffusione delle soluzioni assicurative, utilizzate per mitigare gli impatti economici degli eventi estremi.
L’agricoltura assume così una doppia funzione: settore esposto ai cambiamenti climatici e, al tempo stesso, attore nella tutela degli ecosistemi e del territorio.
Economia circolare ed energia
L’economia circolare rappresenta un ambito in espansione. Il 52,8% delle imprese utilizza sottoprodotti provenienti da altre aziende del territorio, mentre il 5% condivide sistemi logistici .
Parallelamente, cresce il ruolo dell’energia rinnovabile. Il 18,7% delle imprese produce energia autonomamente o in forma consortile e, in quasi la metà dei casi, l’autoproduzione copre almeno il 50% del fabbisogno aziendale .
Queste pratiche contribuiscono a ridurre i costi operativi e a rafforzare l’autonomia energetica, con effetti positivi sulla resilienza del sistema agricolo.
Qualità e sicurezza alimentare: l’area più avanzata
Tra le cinque aree analizzate, la qualità e sicurezza alimentare registra le performance più elevate. Il 63,6% delle imprese raggiunge livelli alto o medio-alto, mentre il 33,2% si colloca al livello massimo .
Le aziende più avanzate adottano tecniche di produzione sostenibili, riducono l’uso di prodotti chimici e investono in sistemi di monitoraggio. Il 45% ha introdotto controlli puntuali, con una quota significativa che ha già registrato una riduzione nell’utilizzo di sostanze chimiche .
Anche il benessere animale assume maggiore rilevanza: circa due terzi degli allevatori adottano pratiche specifiche per migliorare le condizioni degli animali .
Struttura delle imprese e sfide future
Il Rapporto restituisce l’immagine di un settore ancora fortemente caratterizzato da imprese familiari, che rappresentano l’87% del totale. La gestione resta prevalentemente interna, con una limitata presenza di figure specializzate nella sostenibilità.
L’età media dei titolari è pari a 57,4 anni, e una quota significativa supera i 65 anni. Il tema del ricambio generazionale emerge con forza: solo il 57% delle imprese con titolari anziani ha individuato un successore.
Questi elementi indicano la necessità di rafforzare la capacità organizzativa e favorire l’ingresso di nuove competenze.