Ieri, 6 agosto 2025, la Camera dei deputati ha approvato il decreto-legge n. 95 del 2025, denominato “Decreto Economia" recante “Disposizioni urgenti per il finanziamento di attività economiche e imprese, nonché interventi di carattere sociale e in materia di infrastrutture, trasporti ed enti territoriali”, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 30 giugno e approvato dal Senato con un voto di fiducia in data 31 luglio.
L’articolo 10 comma 1-bis a pagina 60 del disegno di legge introduce alcune modifiche al decreto legislativo n. 125 del 2024 che recepisce la Direttiva 2022/2464/UE nota come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
Nello specifico, tra le modifiche, emerge quale rilevante il recepimento della direttiva UE 2025/794 che comporta un vero e proprio "Stop the Clock" per gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità.
Dl Economia, Stop the Clock per la CSRD anche in Italia: cosa significa
Come ormai noto per gli addetti ai lavori lo Stop the Clock all’applicazione della CSRD significa in pratica che:
- L’obbligo di rendicontazione di sostenibilità è confermato per le grandi imprese e le società madri di gruppo di grandi dimensione classificate come enti di interesse pubblico con più di 500 dipendenti a partire dal 2024.
- Le grandi imprese e le società madri che superano almeno due dei seguenti requisiti, ovvero più di 25 milioni di euro di utili, un fatturato netto maggiore di 50 milioni di euro di fatturato e un numero di dipendenti maggiore di 250, sono chiamate a rendicontare a partire dall’anno 2027 (e non più dal 2025).
- Dal 2028 (e non più dal 2026) l'obbligo si applicherà alle PMI quotate, escluse le microimprese.
In sintesi l’obbligo di rendicontazione (escluse le aziende della prima ondata, “Wave 1”) viene slittato ufficialmente di due anni rimanendo al momento invariato il perimetro della CSRD in attesa dell’evolversi del dibattito sul pacchetto Omnibus che punta a rimodellare tali soglie.
