L’intelligenza artificiale sta polarizzando il dibattito pubblico: da una parte c’è chi la teme come una minaccia per il lavoro e la privacy; dall’altra c’è chi ne intravede un potenziale straordinario per accelerare innovazione, efficienza e progresso. Questa frattura si riflette anche nel mondo ESG, dove alcuni studi considerano l’AI un rischio ambientale da monitorare, mentre altri la giudicano uno strumento chiave per affrontare le sfide climatiche.
A confermare questo secondo orientamento arriva il recente studio di KPMG, “AI’s dual promise: Enabling positive climate outcomes and powering the energy transition”, dal quale emerge che, quasi la totalità dei top manager intervistati, vede l’AI come una risorsa per la sostenibilità e non un ostacolo.
“La tecnologia è al centro del dibattito sul clima e l'intelligenza artificiale si è affermata come una delle forze più trasformative che abbiamo mai visto. A soli cinque anni dal raggiungimento dell'obiettivo di zero emissioni nette per molte organizzazioni, i leader aziendali sono per lo più certi: l'intelligenza artificiale non è un ostacolo, ma un catalizzatore. Se infatti il fabbisogno energetico dell'intelligenza artificiale è significativo, e questa è una vera sfida, allo stesso tempo i leader stanno scommettendo sull'intelligenza artificiale per guidare il progresso climatico, migliorando le previsioni e supportando una pianificazione infrastrutturale più intelligente”, ha commentato Anna Scally, Responsabile della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni, KPMG EMA e Partner KPMG in Irlanda.
AI e sostenibilità: tra luci e ombre
Lo studio di KPMG si basa su una survey che ha coinvolto circa 1.200 dirigenti di alto livello in 20 Paesi, provenienti sia da imprese energetiche (produttori e distributori), sia da grandi consumatori di energia, come operatori di data center, hyperscaler e aziende tech.
Il 97% degli intervistati ha dichiarato che l’AI è un fattore positivo per la sostenibilità, fondamentale per accelerare il raggiungimento degli obiettivi di emissioni nette zero. Per quanto riguarda le preoccupazioni ambientali dovuto al sovraccarico di energia, invece, il 96% è convinto che le fonti di energia rinnovabile possano soddisfare la crescente domanda energetica generata dalla diffusione di AI. Infine la maggior parte (87%) considera l’AI centrale per le strategie di transizione verso sistemi energetici più puliti.
Questa fiducia si fonda su un concetto chiave: l’AI non è solo un consumatore di energia, ma soprattutto un abilitatore di efficienza. Attraverso modelli predittivi, analisi avanzate, ottimizzazione dei consumi e simulazioni di rete, la tecnologia può rendere più intelligenti le infrastrutture energetiche, supportare la produzione da rinnovabili e ridurre gli sprechi lungo tutta la filiera.
L’idea che intelligenza artificiale e sostenibilità possano collaborare in modo sinergico è, dunque, ormai matura, eppure, trasformare questo potenziale in risultati tangibili non è immediato.
Lo studio segnala infatti che solo il 30% dei leader considera oggi prioritaria l’efficienza energetica dei propri sistemi di AI. Allo stesso tempo, molti dirigenti prevedono che il consumo energetico dei data center legato all’AI, oggi pari all’8% del totale, possa raggiungere il 36% nei prossimi tre anni.
A complicare il quadro intervengono limiti strutturali ben noti al settore, come infrastrutture elettriche non adeguate, tempi lunghi per permessi e costruzioni e investimenti insufficienti che rischiano di diventare colli di bottiglia decisivi. Nello specifico un terzo dei dirigenti teme che le reti non saranno pronte per sostenere la domanda energetica generata dall’AI entro il 2030 mentre il 75% giudica troppo lenta la risposta delle policy pubbliche, tra regolamenti che non tengono il passo della tecnologia e incentivi ancora parziali.
Il tutto, senza contare i costi elevati e l'impossibilità di investire in nuova capacità rinnovabile, soprattutto in un contesto di margini incerti e volatilità dei prezzi. Anche per questo, solo il 13% delle aziende si dichiara disposto a vincolare i propri sistemi di AI a energia esclusivamente pulita, qualora ciò comportasse rallentamenti o aumenti di costo.
La questione, a questo punto, non è più decidere se l’AI sia utile o pericolosa per la sostenibilità, ma capire come accompagnarne lo sviluppo in modo responsabile. KMPG identifica il 2027 come l’anno della verità: entro quella data serviranno infrastrutture più moderne, iter autorizzativi più rapidi e investimenti più coraggiosi nella produzione da rinnovabili. Solo così l’AI potrà trasformarsi da rischio potenziale a leva competitiva, aiutando le aziende a ridurre costi, ottimizzare processi e migliorare le proprie performance ESG.
