La Consob ha presentato oggi il nuovo ‘Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità delle società quotate italiane’ relativo al 2025, primo anno di rendicontazione con la disciplina delineata dalla normativa europea Csrd (Corporate Sustainability Reporting Directive) e dagli standard obbligatori Esrs (European Sustainability Reporting Standards).
"Questo Rapporto racconta una trasformazione già in atto: la sostenibilità sta passando da linguaggio della responsabilità a linguaggio del mercato. E il cambiamento, oggi, è evidente. Fino a pochi anni fa, la sostenibilità era spesso percepita come un elemento accessorio: una scelta discrezionale, talvolta reputazionale. Oggi non è più così. Oggi la sostenibilità è diventata una componente strutturale della creazione di valore nel lungo periodo e una variabile sempre più decisiva nelle scelte di investimento. È un criterio in base al quale si decide dove va il capitale", ha affermato la Commissaria Consob, Gabriella Alemanno, in apertura del convegno di presentazione dello studio. Che insiste sul punto: "La domanda di informazione ESG non nasce dalla regolazione: nasce dagli investitori. È legata alla gestione del rischio, alla costruzione dei portafogli, alle preferenze – sempre più esplicite – dei risparmiatori. È, dunque, una domanda strutturale. E proprio per questo, destinata a rimanere".
Basato su un campione composto da 60 delle 136 società italiane quotate su Euronext Milan che nel 2025 hanno pubblicato la nuova rendicontazione di sostenibilità, pari al 69,4% del totale, il rapporto è stato predisposto in una fase di evoluzione del quadro normativo europeo, recentemente modificato con la Direttiva Omnibus I.
Per tale ragione il campione selezionato, formato in prevalenza PMI (40 su 60) e società non appartenenti al settore finanziarie (50 su 60), è stato diviso in 30 società definite in-scope, ovvero che saranno obbligate in futuro alla rendicontazione di sostenibilità, e 30 out-of-scope, che non lo saranno sulla base della Direttiva 2026/470/UE del 24 febbraio 2026 la quale ha ridefinito il perimetro delle imprese soggette alla Csrd.
Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità, società in-scope e out-of-scope: la forza della norma
Essere una società in-scope o essere una società out-of-scope cambia il modo di approcciarsi ai temi della sostenibilità, rivela lo studio.
Un primo dato tecnico che si evince dal Rapporto Consob riguarda il numero di pagine medio della rendicontazione di sostenibilità pari a circa 144, con le società in-scope che presentano un valore più elevato (180).
Entrando poi nel merito dei contenuti, le evidenze mostrano che le società che continueranno ad essere soggette agli obblighi normativi, a partire dall’esercizio 2027, presentano, rispetto a quelle che potrebbero non essere più obbligate, processi di rendicontazione più strutturati, con una maggiore diffusione di procedure interne per la predisposizione della rendicontazione di sostenibilità (57% vs 43%), piani Esg o di sostenibilità (73% vs 53%) e più frequentemente un’integrazione dei fattori Esg nella strategia (25% vs 18%) e nell’ambito delle politiche di remunerazione dei vertici (90% vs 67%).
Le società non più obbligate alla rendicontazione, di dimensioni minori e con processi meno formalizzati, mostrano tuttavia un comune approccio nell’individuazione dei temi rilevanti ai fini della rendicontazione.
In generale, si può affermare che i cambiamenti climatici risultano comunque tra le priorità per tutte le società analizzate, anche se solo il 13% del campione dichiara di avere un piano di transizione climatica in essere, mentre il 17% ne prevede una prossima adozione. Per quanto riguarda i temi sociali, gli impatti connessi ai lavoratori dell’impresa sono rilevanti per tutte le società
Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità, analisi di doppia materialità: un processo che coinvolge dal dipendente al Cda
Per quanto riguarda l’analisi di doppia rilevanza (con cui si valuta l’impatto dei fattori Esg sull’azienda e l’impatto che l’azienda stessa ha sull’ambiente e sulla società), solo otto società del campione (13%) hanno utilizzato la matrice di doppia materialità come forma di rappresentazione, con una percentuale più alta tra gli emittenti out-ofscope (20%) rispetto a quelli in-scope (7%).
In base a quanto riportato nei documenti, il top management è stato coinvolto più spesso nella valutazione di rilevanza di impatto (63% dei casi) che in quella di rilevanza finanziaria (38% dei casi, ovvero 23 società, si cui 17 outof-scope).
Il coinvolgimento degli stakeholder nell’analisi di doppia risulta ampio e diffuso, interessando l’80% delle società analizzate, con una partecipazione frequente di fornitori, dipendenti e clientela. Dai dati raccolti in proposito si osserva che tra gli stakeholder maggiormente consultati ci sono i fornitori (come riportato da 28 società, pari al 47% del campione), seguiti dai dipendenti dell’impresa (indicati da 27 società, di cui 16 out-of-scope), dalla clientela (26 casi) e dalla comunità finanziaria (22 casi). Con riferimento a tutti i soggetti citati si riscontra un maggiore coinvolgimento tra le società out-of-scope rispetto alle società in-scope. Anche il Cda è stato coinvolto a valle dell’analisi di doppia materialità nel 93,3% dei casi. Si tratta di 56 società su 60 e della totalità delle società finanziarie. In particolare, ha approvato l’analisi in 33 casi, l’ha validata in quattro casi o gli è stata presentata in dieci casi.
La sezione dello studio sui ‘Temi materiali’ illustra poi gli esiti dell’analisi di doppia materialità condotta dalle società del campione, considerando le questioni ambientali, sociali e di governance previsti dagli ESRS e rilevandone gli impatti, i rischi e le opportunità. Nel perimetro ambientale, gli impatti relativi al tema E1 - Cambiamenti climatici sono indicati come materiali da tutte le 60 società, mentre E5 - Uso delle risorse ed economia circolare è identificato come rilevante da 50 società (83,3%). Per i temi sociali, S1 - Lavoratori dell’impresa è materiale, secondo la prospettiva di impatto, per tutte le società; risultano rilevanti anche S4 - Consumatori e utenti finali (95%), S2 - Lavoratori nella catena del valore (80%) e S3 - Comunità interessate (53,3%). Nell’ambito della governance, G1 - Condotta aziendale è identificato come materiale da 58 società (96,7%).
Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità: si stringe il legame tra politiche retributive e obiettivi ESG
Sempre più marcato, infine, il ruolo dei fattori Esg nelle politiche di remunerazione: gli emittenti che hanno integrato fattori non finanziari nei compensi degli amministratori delegati sono stati 47, pari al 78,3% del totale delle società analizzate. Le società in-scope prevedono compensi legati a fattori di sostenibilità nel 90% dei casi, mentre quelle out-of-scope nel 66,7% dei casi.
I parametri considerati per la remunerazione dell’amministratore delegato hanno riguardato soprattutto i fattori sociali (27 casi) e quelli ambientali (18 imprese). Inoltre, 11 società hanno collegato la remunerazione a fattori relativi alla governance, cinque allo sviluppo di prodotti ESG (ad esempio, sviluppo di prodotti green da parte delle banche, incremento del valore di finanziamenti sostenibili o green). Tra i fattori sociali rilevanti per la remunerazione dell’amministratore delegato, quelli relativi ad aspetti che rimandano ai dipendenti sono i più diffusi (diversità e inclusione, smart working, formazione; 19 casi), seguiti dal riferimento alla customer satisfaction (sette casi) e alla riduzione del tasso di infortuni sul lavoro (sei casi).
Addendum Rapporto Consob sulla rendicontazione di sostenibilità
In considerazione del cambio di passo della normativa, il Rapporto di quest’anno è arricchito da un addendum che ricostruisce l’evoluzione del trend registrato nel periodo 2018-2024 grazie ai Rapporti della Consob riferiti alle società che hanno pubblicato le Dnf.
Le analisi mostrano che nel tempo è aumentato il coinvolgimento degli stakeholder (dal 29,5% nel 2018 al 59,3% nel 2024) e del consiglio di amministrazione nell’analisi di materialità (dal 29,1% nel 2019 al 72% nel 2024). L’80,7% delle società nel 2024 ha comunicato obiettivi o piani ESG nelle DNF, mentre un numero crescente di imprese ha incluso temi ESG anche negli abstract dei Piani strategici. Parallelamente, si è registrato un aumento dei comitati endoconsiliari di sostenibilità (dal 20% nel 2018 al 68,3% nel 2024) e le tematiche di sostenibilità hanno acquisito una rilevanza crescente anche a livello di processi di funzionamento del Cda. A conferma di ciò, le remunerazioni variabili degli amministratori delegati collegate a obiettivi ESG sono aumentate dal 14,4% nel 2019 al 73,3% nel 2024.
Nel complesso, pertanto, le evidenze rivelano un’evoluzione strutturale dei processi di reporting delle società quotate italiane e, più in generale, una trasformazione della governance e delle strategie aziendali verso modelli sempre più coerenti con obiettivi di sostenibilità.
“Anche quest’anno la Consob (Divisione Studi e Regolamentazione) ha raccolto e analizzato le informazioni sulle rendicontazioni di sostenibilità delle imprese quotate: le evidenze confluiscono nel Rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità 2025, che esamina la disclosure societaria non come obbligo normativo ma come driver strategico, in continuità con l’approccio seguito nei precedenti Rapporti sulla rendicontazione non finanziaria. Proprio alla luce dei cambiamenti normativi applicati a partire dal 2025, il nuovo Rapporto conferma e ripercorre, nell’Addendum, il trend evolutivo che dal 2018 ha visto una crescente integrazione dei temi ESG nella governance e nei modelli di business delle società quotate italiane”, dichiara Paola Deriu, Responsabile della Divisione Studi e Regolamentazione della Consob e supervisor del rapporto. Insieme a lei lo studio è stato curato da: Federico Picco e Giovanna Di Stefano (coordinatori), Maria Giovanna Altamura, Angela Ciavarella, Sarah Colonna, Lucia Pierantoni e Greta Quaresima.
