Lo potremmo definire un nuovo "Stop the Clock": il Parlamento europeo ha approvato oggi a Strasburgo il rinvio di un anno dell’EUDR, il Regolamento dell’Unione volto a garantire che prodotti come cacao, caffè, soia, olio di palma, gomma, legname e bestiame non alimentino la deforestazione globale. Con un voto ampio, allineato alla posizione espressa dagli Stati membri la scorsa settimana, l’Aula ha dato il via libera a un differimento generalizzato dell’applicazione e all’avvio di una revisione mirata della normativa.
Le nuove scadenze confermate dal Parlamento sono:
- 30 dicembre 2026 per operatori medi e grandi;
- 30 giugno 2027 per micro e piccoli operatori.
In parallelo, la Commissione EU dovrà completare entro aprile 2026 una revisione formale dell’impatto amministrativo della normativa, con possibilità di presentare un nuovo intervento legislativo.
EUDR: tra ambizione climatica e complessità attuativa
L’EUDR è formalmente in vigore da giugno 2023 e rappresenta uno dei pilastri del Green Deal europeo. Il suo obiettivo dichiarato è ridurre il contributo dell’UE alla deforestazione globale, trasformando trasparenza, tracciabilità e geolocalizzazione delle filiere in prerequisiti obbligatori per l’accesso al mercato unico.
Dal 2023 a oggi, la cornice normativa ha incontrato però diverse criticità:
- resistenze diplomatiche da parte di Paesi produttori di materie prime, preoccupati per gli impatti sulle esportazioni;
- ritardi tecnologici legati alla piattaforma europea di tracciabilità, ancora non pienamente operativa;
- diversi livelli di preparazione tra le imprese dell’UE, con grandi gruppi già avanzati nei sistemi di mappatura delle supply chain e PMI più in difficoltà;
- preoccupazioni per gli effetti sul commercio globale, soprattutto in un contesto geopolitico instabile.
Nonostante ciò, molte aziende – soprattutto nei settori food, agroalimentare e beni di consumo – hanno già iniziato a investire in strumenti di mappatura, raccolta dati e tracciabilità. Attori come Nestlé e Ferrero hanno ripetutamente chiesto, anche attraverso una lettera formale indirizzata alla Commissaria europea per l’ambiente Jessika Roswall i primi di ottobre, evitare ulteriori rinvii, evidenziando che ogni posticipo aumenta l’incertezza regolatoria e rischia di frenare investimenti già avviati.
Deforestazione: il significato politico ed economico del voto di oggi al Parlamento UE
Il voto del Parlamento europeo (rivedi qui la Plenaria) ribadisce l’impostazione contenuta nella proposta del Consiglio il 19 novembre scorso: rinvio di un anno e semplificazione del sistema. La convergenza tra le due istituzioni rende ora altamente probabile un accordo finale in trilogo entro dicembre.
Ma se da un lato, la decisione rifletterebbe la volontà di ridimensionare gli oneri di conformità, dall'altro ribadisce un cambio di passo politico: gruppi di centro-destra ed estrema destra hanno sostenuto con forza l’emendamento, consolidando una dinamica di collaborazione già emersa in altre recenti votazioni, vedi il voto al Pacchetto Omnibus. E proprio come il quel caso, anche il voto di oggi, a nostro avviso, rappresenta un nuovo passo indietro nel cammino verso un’effettiva sostenibilità. La scelta fatta ignora gli investimenti già realizzati da molte aziende per adeguarsi e mette in dubbio la stabilità normativa futura: un segnale negativo sia per l’ambizione climatica europea sia per le imprese attente alla trasparenza delle supply chain. Si tratta di una mossa che rischia di indebolire l’efficacia della normativa più ambiziosa contro la deforestazione importata, proprio mentre il mondo preme per risultati immediati sulla lotta ai cambiamenti climatici.
