Il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la riforma delle norme UE in materia di rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza delle imprese. Il provvedimento, che rientra nel Pacchetto Omnibus I della Commissione europea, è stato adottato con 428 voti favorevoli, 218 contrari e 17 astensioni, con l’obiettivo dichiarato di ridurre gli oneri amministrativi e rafforzare la competitività dell’Unione, riporta la nota ufficiale.
Le nuove disposizioni riducono in modo significativo il numero di imprese coinvolte e rimodulano alcuni obblighi chiave, segnando un cambio di passo nella strategia europea sulla sostenibilità regolata.
Pacchetto Omnibus I, CSRD: nuove soglie e obblighi ridotti per la rendicontazione di sostenibilità
Con la riforma, la rendicontazione sociale e ambientale diventa obbligatoria esclusivamente per le imprese dell’UE con una media superiore a 1.000 dipendenti e un fatturato netto annuo oltre i 450 milioni di euro. Le stesse soglie si applicano anche alle imprese di Paesi terzi che generano nell’Unione un fatturato superiore a 450 milioni di euro, incluse le loro succursali e controllate con ricavi UE oltre i 200 milioni.
Un punto centrale del Pacchetto Omnibus riguarda la tutela delle imprese di minori dimensioni: le aziende soggette all’obbligo non potranno trasferire l’onere della rendicontazione ai partner più piccoli. Le imprese con meno di 1.000 dipendenti non saranno tenute a fornire informazioni aggiuntive rispetto a quelle previste dai regimi di rendicontazione volontaria. Inoltre, la rendicontazione settoriale diventa facoltativa e gli obblighi informativi vengono complessivamente alleggeriti.
A supporto dell’attuazione, la Commissione europea istituirà un portale digitale unico con linee guida, riferimenti normativi nazionali ed europei e modelli standardizzati.
Pacchetto Omnibus I, CSDDD: obblighi di due diligence limitati ai grandi gruppi
La riforma restringe anche il perimetro del dovere di diligenza. L’obbligo di individuare, prevenire e mitigare gli impatti negativi su persone e ambiente si applicherà solo alle grandi società con più di 5.000 dipendenti e un fatturato netto annuo superiore a 1,5 miliardi di euro, se stabilite nell’UE, oppure con lo stesso livello di fatturato generato nell’Unione per le imprese extra-UE.
Le imprese interessate dovranno svolgere analisi esplorative dei rischi lungo la catena di attività. Le richieste informative ai partner commerciali con meno di 5.000 dipendenti saranno ammesse solo se strettamente necessarie per una valutazione approfondita. Viene inoltre eliminato l’obbligo di presentare piani di transizione volti a dimostrare la compatibilità del modello di business con la transizione verso un’economia sostenibile.
Le violazioni potranno essere sanzionate a livello nazionale, con ammende fino al 3% del fatturato netto mondiale.
Pacchetto Omnibus I: entrata in vigore e prossimi passaggi istituzionali
La direttiva sul dovere di diligenza entrerà in vigore il 26 luglio 2029. L’aggiornamento normativo diventerà efficace 20 giorni dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea, una volta adottato formalmente anche dal Consiglio.
Le ragioni della riforma del Pacchetto Omnibus I, secondo il Parlamento europeo
Il Pacchetto Omnibus I, presentato dalla Commissione europea nel febbraio 2025, nasce per ridurre la burocrazia e facilitare il rispetto delle norme sulla sostenibilità, in continuità con il precedente rinvio degli obblighi su rendicontazione di sostenibilità e dovere di diligenza già approvato. L’obiettivo di fondo è riequilibrare ambizione ambientale e sociale e capacità competitiva del sistema produttivo europeo.
Secondo il relatore Jörgen Warborn (PPE, Svezia), il voto rappresenta «una riduzione storica dei costi per le imprese, mantenendo al contempo l’Europa sulla traiettoria dei suoi obiettivi di sostenibilità». La riforma viene presentata come un primo passo di un percorso più ampio di semplificazione normativa.