Rischio climatico, una sfida per le imprese. Italia tra i 20 Paesi al mondo più colpiti dagli eventi estremi

Il rischio climatico sta diventando un fattore determinante per la competitività delle imprese, con impatti diretti su supply chain, costi operativi, premi assicurativi e reputazione. Le stime del World Economic Forum indicano perdite fino a 610 miliardi di dollari l’anno entro il 2035: un segnale che impone un nuovo approccio alla gestione del rischio

Di Nicolò Masserano

Strategie ESG - Pubblicato il 26-11-2025

Oltre 161 milioni di persone colpite a livello globale, 16.400 vittime, perdite economiche stimate intorno ai 220 miliardi di dollari. Sono questi i dati allarmanti del Climate Risk Index (CRI) 2026 curato da Germanwatch e presentato nel corso della COP 30 a Belém. 

Il report, che valuta 174 Paesi analizzando gli eventi avvenuti nel 2024 e negli ultimi 30 anni, sottolinea come il cambiamento climatico aggravi gli eventi estremi, trasformando quelli una volta rari in minacce croniche, soprattutto nei Paesi del Global South

Gli impatti degli eventi meteorologici estremi, però, colpiscono pesantemente anche i Paesi del Global North. L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, a un ritmo doppio rispetto alla media globale dagli anni '80. I modelli meteo tradizionali stanno cambiando: le ondate di calore e le siccità sono in aumento, le precipitazioni stanno diminuendo, e si registrano eventi estremi di precipitazioni più intensi, che portano a inondazioni molto insolite. L’Italia rientra nella classifica dei 20 Paesi al mondo più colpiti dagli eventi climatici estremi.

Purtroppo, gli ultimi eventi (per esempio: le alluvioni nella valle dell’Ahr in Germania nel luglio 2021 con 134 vittime, e nella regione di Valencia in Spagna nell’ottobre 2024 con circa 232 vittime) dimostrano come molti Paesi europei non siano ancora preparati a gestire questi fenomeni con piani di rischio adeguati. C’è poca attenzione alla prevenzione e alla preparazione, e questa carenza amplifica gli impatti. Nonostante alcuni progressi, la preparazione rimane bassa e l’attuazione delle politiche è largamente in ritardo rispetto all’aumento rapido del rischio. 

Ma cerchiamo di comprendere meglio cos’è il rischio climatico dalla prospettiva delle aziende, e quali sono gli strumenti a disposizione per gestirlo.

Che cos’è il rischio climatico    

Il rischio climatico, o climate risk, rappresenta l’insieme degli impatti diretti e indiretti generati dal cambiamento climatico; un profilo di rischio che, anno dopo anno, il mondo delle imprese riconosce con crescente lucidità e urgenza.

Secondo l’Allianz Risk Barometer 2025, realizzato intervistando 3.778 esperti di gestione del rischio provenienti da 106 paesi e territori, il cambiamento climatico è il fattore che ha registrato il maggiore incremento nella classifica dei primi 10 rischi a livello globale, salendo di due posizioni, dal 7° al 5° posto, e raggiungendo così il suo massimo storico nei 14 anni di indagine. Connesso a ciò, evidenzia lo studio, il 2024 è stato anche il quinto anno consecutivo in cui le perdite assicurate da disastri naturali in tutto il mondo hanno superato la soglia dei 100 miliardi di dollari. Ecco perché le aziende non possono più considerare il rischio climatico un fattore esterno, ma devono integrarlo nei propri modelli di governance, di pianificazione e di gestione della supply chain, per essere in grado di assicurarsi un futuro sostenibile e resiliente.

Quali sono i 3 fattori del climate risk

Il rischio climatico si articola in tre fattori: rischio fisico, il rischio di transizione e il rischio di responsabilità legale.  

I rischi fisici sono i rischi direttamente legati agli impatti materiali del cambiamento climatico. Possono essere:

  • acuti: eventi estremi improvvisi e di forte intensità (alluvioni, uragani, ondate di calore, incendi);
  • cronici: cambiamenti graduali e persistenti (innalzamento del livello del mare, desertificazione, stress idrico);
  • effetti tipici: danni a infrastrutture e asset aziendali, interruzioni della supply chain, perdita di produttività, aumento dei premi assicurativi.

Gli eventi fisici estremi - ondate di calore, alluvioni, siccità, uragani - stanno diventando la nuova normalità. In Europa, come riportato su Reuters per esempio, le estati torride hanno ridotto i livelli del Reno fino al 50%, bloccando per settimane il trasporto fluviale con un impatto enorme sui costi logistici e sulla disponibilità delle merci.

I rischi di transizione riguardano l’impatto economico e strategico derivante dal processo globale di decarbonizzazione. Nascono dall’evoluzione di norme, tecnologie, politiche climatiche, mercati e preferenze dei consumatori. Comprendono:

  • rischi normativi: nuove regolazioni (es. ETS, CSRD, CSDDD, Carbon Border Adjustment Mechanism);
  • rischi tecnologici: obsolescenza di tecnologie ad alta intensità di carbonio;
  • rischi di mercato: calo della domanda per prodotti non allineati alla transizione verde;
  • rischi reputazionali: perdita di fiducia in assenza di strategie climatiche credibili.

Normative come la CSRD e la EU Taxonomy, le pressioni di investitor, stakeholder ESG e consumatori o il divieto europeo alla vendita di auto a combustione dal 2035 stanno ridisegnando interi settori.

I rischi di responsabilità legale (liability risks) derivano dalla possibilità che governi, investitori, cittadini o altre controparti avviino azioni legali contro imprese o istituzioni ritenute responsabili di danni climatici o di non aver gestito adeguatamente i rischi ambientali. Possono riguardare:

  • omissioni nella disclosure climatica;
  • mancato rispetto di obblighi normativi;
  • danni causati a comunità e territori;
  • greenwashing e comunicazioni ingannevoli.

Gli effetti del rischio climatico sulle aziende

Catene di fornitura interrotte, costi assicurativi in aumento e reputazione aziendale in gioco sono solo alcuni dei possibili effetti del rischio climatico sulle imprese che sono chiamate oggi a confrontarsi con il tema della sostenibilità, in gioco: dalla competitività nel business sino alla sopravvivenza stessa dell’azienda. Secondo il World Economic Forum, entro il 2035 le perdite annuali dovute a rischi climatici potrebbero toccare i 610 miliardi di dollari, erodendo fino al 7% degli utili delle aziende quotate. Difficile immaginare un indicatore più eloquente.

Climate Risk Assessment e Climate Risk Management Plan per governare il rischio climatico

Siamo convinti in BearingPoint che, per affrontare questa nuova forma di rischio, serva un cambio di passo. Le imprese devono imparare a mappare e gestire i rischi fisici e di transizione lungo tutta la catena del valore, integrarli nei processi decisionali e nei piani strategici, e collaborare con partner e fornitori per costruire filiere più resilienti.

Nella cassetta degli attrezzi il Climate Risk Assessment e il Climate Risk Management Plan rappresentano oggi due strumenti complementari e imprescindibili per comprendere l’esposizione ai rischi climatici e trasformare tale consapevolezza in scelte strategiche. 

Il Climate Risk Assessment consente di identificare, valutare e quantificare i rischi fisici, di transizione e di responsabilità associati al cambiamento climatico, integrando dati climatici, scenari IPCC e analisi di vulnerabilità degli asset. 

Il Climate Risk Management Plan traduce i risultati dell’assessment in un percorso operativo: definisce priorità, misure di mitigazione e adattamento, responsabilità interne, indicatori di performance e tempistiche di attuazione. Insieme, questi strumenti permettono alle organizzazioni di costruire una visione prospettica, aumentare la resilienza operativa e allinearsi ai principali framework internazionali, trasformando la gestione del rischio climatico in un vantaggio competitivo di lungo periodo.


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