Se da un lato la sostenibilità sta promuovendo pratiche aziendali più trasparenti e responsabili, dall’altro il rischio di incorrere in errori diventa più elevato. Nel caso delle dichiarazioni ESG, questo rischio si traduce nel greenwashing, ovvero la tendenza a presentare prodotti, servizi o strategie aziendali come più sostenibili di quanto siano realmente. Ciò può manifestarsi attraverso affermazioni ambigue, l’uso di etichette fuorvianti, il ricorso a premi autoattribuiti o l’adesione a iniziative ESG prive di concreti cambiamenti strutturali.
Da tempo aziende e istituzioni stanno cercando di contrastare questa pratica e, tra questi, vi è anche l’European Securities and Markets Authority (ESMA) che ha rilasciato una nota tematica dedicata proprio alla qualità delle dichiarazioni di sostenibilità, concentrandosi in particolare sulle “Credenziali ESG”.
In questo documento, l’autorità europea intende dunque contrastare i rischi di greenwashing nel settore degli investimenti sostenibili, delineando quattro principi fondamentali: accuratezza, accessibilità, sostegno documentale e aggiornamento delle informazioni. Tali linee guida si rivolgono a tutti gli attori della Sustainable Investment Value Chain (SIVC) e non intendono introdurre nuovi obblighi normativi, ma semplicemente rafforzare le aspettative di trasparenza e correttezza comunicativa.
I quattro principi per contrastare il greenwashing da ESMA
Il primo principio evidenziato dall’ESMA per contrastare il greenwashing è il principio di accuratezza. Tale pilastro impone che le dichiarazioni ESG rappresentino in modo veritiero e completo il profilo di sostenibilità di un’entità o di un prodotto, evitando esagerazioni, omissioni, ambiguità o riferimenti irrilevanti. Le comunicazioni devono essere coerenti tra loro, fondate su dati verificabili e devono includere sia aspetti positivi che negativi. È inoltre fondamentale che il linguaggio, le immagini e gli altri elementi visivi o sonori utilizzati non inducano in errore né suggeriscano meriti ambientali o sociali non supportati dai fatti.
L’accessibilità, secondo principio cardine, prevede che le informazioni ESG siano presentate in modo chiaro, comprensibile e facilmente consultabili, anche da parte di un pubblico non esperto, come gli investitori retail. I contenuti devono essere strutturati con un livello di dettaglio adeguato, evitando eccessive semplificazioni e devono basarsi su fonti accessibili. L’ESMA incoraggia un approccio comunicativo “a strati”, in cui i materiali sintetici sono accompagnati da rimandi a documentazione più approfondita. Questo consente di mantenere la trasparenza senza sovraccaricare il lettore, soprattutto nei casi in cui lo spazio sia limitato, come nei materiali promozionali brevi.
Il principio del sostegno documentale richiede, invece, che ogni dichiarazione ESG sia fondata su dati verificabili, metodologie solide e criteri chiari. Le affermazioni devono essere giustificate da evidenze credibili, inclusi processi trasparenti, soglie, assunzioni e comparazioni rilevanti, che andrebbero sempre spiegate indicando cosa viene confrontato e secondo quali parametri. Inoltre eventuali limiti legati a dati o metriche devono essere esplicitati.
Il quarto e ultimo principio impone l’aggiornamento tempestivo delle dichiarazioni, in caso di modifiche rilevanti al profilo ESG di un prodotto o di un’entità. Questo include l’obbligo di riportare la data delle analisi, specificare l’ambito di riferimento e assicurarsi che le informazioni disponibili non siano obsolete o superate dai fatti.
Credenziali ESG: buone e cattive pratiche secondo ESMA
Uno dei principali ambiti di applicazione delle linee guida riguarda le credenziali ESG, ovvero le affermazioni legate a etichette, premi, certificazioni, adesione a iniziative volontarie e confronti con pari. L’ESMA ha osservato che molte comunicazioni a investitori retail sfruttano impropriamente queste credenziali per attribuire un’immagine virtuosa ai soggetti promotori, generando aspettative infondate.
Le dichiarazioni che fanno riferimento a credenziali ESG, etichette, premi, iniziative settoriali o confronti con pari devono essere formulate in modo accurato, trasparente e supportato da informazioni complete e verificabili. È inoltre fondamentale chiarire come vengono soddisfatti i criteri alla base delle credenziali ESG: quali metriche o processi sono utilizzati per la misurazione, come vengono monitorati e in che modo risultano rilevanti rispetto al profilo ESG del prodotto o dell’entità. Qualora la credenziale sia attribuita da un soggetto terzo, occorre anche indicare con precisione cosa rappresenta, su quali presupposti si basa, la scala valutativa adottata, l’identità dell’emittente e la data di assegnazione. È buona prassi anche specificare se l’ente che ha attribuito la credenziale effettua verifiche periodiche sull’effettiva attuazione degli obiettivi dichiarati, segnalando eventuali limitazioni, come l’assenza di controlli ex post.
Andando a vedere nel dettaglio per quanto riguarda l’adesione a iniziative settoriali, come alleanze per l’azzeramento delle emissioni nette o programmi ESG volontari, è importante spiegare concretamente cosa implica tale adesione e, nello specifico, se prevede obblighi di rendicontazione, obiettivi vincolanti o solo dichiarazioni d’intenti. Se l’iniziativa ha comportato l’attribuzione di un rating ESG basato su informazioni autodichiarate, è essenziale fornire tutti gli elementi che permettano all’investitore di comprenderne il significato e, se possibile, rendere accessibile la documentazione sottostante. Non è ammissibile, invece, continuare a fare riferimento a un’iniziativa una volta cessata l’adesione, né selezionare in modo strumentale le informazioni o enfatizzare solo gli aspetti più favorevoli.
Anche per le etichette e i premi ESG, occorre chiarire se si basano esclusivamente sulla presenza di processi strutturati oppure se valutano anche il raggiungimento di risultati concreti. Bisogna indicare i criteri di eleggibilità, la governance dell’ente che assegna la credenziale, l’eventuale presenza di versioni o aggiornamenti e la suddivisione in categorie. Se l’assegnazione del riconoscimento è legata a pagamenti, sponsorizzazioni o a relazioni commerciali con l’ente che lo conferisce, tali elementi devono essere resi noti per trasparenza e per prevenire conflitti di interesse. Inoltre, è necessario specificare chiaramente a quale periodo si riferisce la credenziale e quando è stata assegnata.
Infine, nei confronti con pari, ogni affermazione comparativa deve essere basata su dati trasparenti e metodologie affidabili. È essenziale indicare la composizione del gruppo di pari, le fonti dei dati utilizzati, le metriche impiegate, la data di riferimento e l’estensione della copertura del rating. I confronti devono avvenire tra soggetti effettivamente comparabili e non devono basarsi su selezioni arbitrarie o gruppi di confronto troppo ristretti o poco rappresentativi. Dichiarazioni generiche come “superiore alla media” devono sempre essere contestualizzate e supportate da evidenze concrete. In nessun caso è corretto utilizzare valutazioni obsolete o scegliere in modo opportunistico solo le credenziali più favorevoli, ignorando quelle più recenti o meno lusinghiere.