Nel 2023 UN Global Compact Network Italia ha lanciato il Manifesto “Imprese per le Persone e la Società”, un invito rivolto alle imprese italiane a rafforzare il proprio contributo alla dimensione sociale della sostenibilità. Il Manifesto si propone come strumento concreto per guidare azioni responsabili lungo l’intera catena del valore, una dichiarazione di intenti nel garantire inclusione, equità e benessere diffuso.
Manifesto Imprese per le Persone e la Società, una firma che genera valore
Del Manifesto Imprese per le Persone e la Società ne parliamo con Daniela Bernacchi, Executive Director di UN Global Compact Network Italia, per comprendere come questo impegno si traduca in pratiche aziendali e perché aderire oggi significa investire sul domani.
Qual è l’obiettivo principale del Manifesto “Imprese per le Persone e la Società”?
«Lanciato esattamente due anni fa, il documento proposto dal nostro Network ha l’obiettivo di promuovere un impegno crescente nella dimensione Sociale della sostenibilità in azienda, lungo le catene di fornitura e nelle comunità.
Attraverso il Manifesto, che si articola in dieci punti, i CEO e Presidenti firmatari impegnano le proprie aziende a garantire standard lavorativi adeguati al proprio personale dipendente e a richiederli ai propri fornitori, a ridurre le disuguaglianze sociali e di genere nella comunità esterna, a supportare azioni per il benessere della collettività, a investire nella formazione e nella sensibilizzazione dentro e fuori l’impresa, anche attraverso la collaborazione con altre realtà.
Il settore privato italiano mostra, sicuramente, consapevolezza e vivacità diffuse in tema di sostenibilità sociale (nonostante le nuove resistenze e forze avverse che caratterizzano gli scenari attuali, con un vero e proprio rischio di backlash a partire dall’ambito diversity e inclusion), ma resta ancora molta strada da percorrere per generare un cambiamento sistemico e duraturo.
Secondo i dati 2024 della nostra Communication on Progress, la rendicontazione annuale richiesta alle aziende aderenti a UNGC, l’87% delle imprese italiane che fanno parte dell’iniziativa onusiana ha adottato policy sull’aspetto dei diritti umani, una percentuale leggermente più alta della media europea, che si attesta all’86%. Sono in particolare le grandi imprese a mostrare un forte impegno su questo fronte (il 98% delle associate a UNGC), ma anche le PMI evidenziano una significativa attenzione al tema, con il 79% del totale.
Anche al livello di due diligence le aziende italiane si dimostrano virtuose, con un 65% ad avere già intrapreso i processi in linea con standard normativi in media con il resto d’Europa. Pure in questo caso, sono le grandi aziende a essere maggiormente coinvolte (73% del totale delle aderenti), con le PMI che si attestano al 60%. Tuttavia, permangono molteplici sfide per estendere queste politiche alla catena del valore. Infatti, solo il 43% delle aziende italiane ha una forma di impegno pubblico che include operations, catena di fornitura e catena del valore, mentre, parlando di due diligence, solo il 18% delle aziende italiane aderenti a UNGC ha adottato un processo che copra l’intera catena del valore. Senza il coinvolgimento delle filiere aziendali, sarà difficile compiere tutti i punti indicati dall’Agenda 2030 e quindi la transizione giusta verso un modo equo, inclusivo e in armonia con l’ambiente.
Se poi ci focalizziamo su una delle declinazioni principali della sostenibilità sociale, ossia la gender equality, il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum ci mette davanti a dati che non possiamo non considerare: mancano ancora 123 anni alla parità di genere al livello globale, nonostante il divario di genere globale si sia chiuso al 68,8%, segnando il progresso annuo più significativo dall’inizio della pandemia. La situazione sul fronte dell’occupazione, risulta ancora fortemente impari fra uomini e donne: sebbene le donne rappresentino il 41,2% della forza lavoro globale, il divario nella leadership resta marcato dal momento che solo il 28,8% delle posizioni apicali è occupato da donne. Il coinvolgimento delle donne nella dimensione economica resta anche il tallone d’Achille dell’Italia. Guardando al citato report del WEF, per l’anno in corso, ad un lieve miglioramento complessivo per il nostro Paese, che passa dall’87esimo posto dello scorso anno all’85esimo del 2025 su 148 Paesi al mondo (basato soprattutto su progressi sul fronte educativo, della salute e delle aspettative di vita), si affianca il dato specifico e ancora molto allarmante della partecipazione femminile al mondo del lavoro che registra un punteggio di 0,599 e che fa scivolare l’Italia al 117esimo posto.
Alla luce di questi elementi di scenario, continua il nostro impegno a raccogliere sempre più adesioni al nostro Manifesto per la dimensione Sociale della sostenibilità, come call to action per il settore privato a dichiarare e a rendere progressivamente più ambizioso ed audace il proprio impegno per diritti umani, del lavoro, non discriminazione, DEI, ecc. dentro e fuori il perimetro organizzativo».
Perché oggi è strategicamente importante per un’impresa firmare il Manifesto UN Global Compact Network?
«Anzitutto, Il contesto normativo dell’Unione Europea, con l’introduzione di regolamenti come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) e le successive semplificazioni del Pacchetto Omnibus, stanno confermando da un lato l’importanza di una due diligence in materia di diritti umani e di ambiente, dall’altro la necessità che le procedure e gli adempimenti normativi siano accessibili e commisurate alle reali capacità delle imprese. La trasparenza e la rendicontazione ESG, così come l’analisi e il monitoraggio delle performance e degli impatti, sono elementi strategici per migliorare la competitività e la reputazione aziendale. Le aziende che, anche attraverso una scelta volontaria – oltre che di compliance, monitorano, gestiscono e rendicontano in modalità trasparente gli impatti del proprio operato e il valore generato nei confronti degli stakeholder dimostrano leadership nella transizione sostenibile.
L’integrazione di criteri ambientali e sociali nei modelli di business consente, poi, alle imprese di identificare rischi sistemici, prevenendone e mitigandone gli impatti. Questo è tanto più evidente se le aziende adottano per entrambe le dimensioni della sostenibilità un approccio di filiera, andando ad agire sull’intera catena del valore.
La sostenibilità è un impegno etico e al tempo stesso un vantaggio competitivo. Integrare pratiche sostenibili nel modello di business consente alle aziende di rafforzare la propria resilienza, migliorare la reputazione e accedere a nuove opportunità di mercato. La sostenibilità sociale, in altre parole, come quella ambientale, fa bene al business e questa visione è supportata da dati di scenario.
Secondo i dati di UNGC, in vari Paesi, il PIL pro capite a lungo termine sarebbe quasi il 20% più alto se si colmassero i divari occupazionali di genere. Quando le donne sono leader e dipendenti delle aziende, le imprese ne traggono beneficio e le prestazioni migliorano. La gender equality sul luogo di lavoro può aiutare a sbloccare oltre 12 trilioni di dollari di nuovo valore di mercato legato agli SDGs. Infine, quando i Consigli di Amministrazione sono bilanciati sul piano del genere, le imprese hanno il 20% in più di probabilità di ottenere risultati aziendali migliori. (Fonte: Gender Equality | Forward Faster).
C’è poi da considerare che, in poco più di due anni, oltre 16.000 aziende hanno ottenuto la certificazione UNI/PdR 125, che sta dando quindi un forte impulso all’inclusione e alla valorizzazione dei talenti femminili. Una spinta ulteriore arriverà sicuramente Direttiva UE 2023/970, che introduce nuovi obblighi per le aziende europee, al fine di garantire la parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore. La Direttiva impone alle imprese di adottare misure correttive qualora il divario salariale superi il 5%, rafforzando così i meccanismi di trasparenza retributiva e responsabilizzazione. Gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno recepire la normativa entro giugno 2026 e questo costituisce un’ulteriore leva in supporto della sostenibilità sociale.
Gli ambiti di sviluppo della Diversity & Inclusion restano assolutamente prioritari in società sempre più multiculturali. Lo studio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, XIV Rapporto Annuale – Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia (2024), registra come sono quasi 2,4 milioni gli occupati stranieri in Italia, oltre il 10 % del totale. A fronte di questa partecipazione sempre più significativa, il documento fa emergere anche il forte divario di genere che vede le donne non UE penalizzate su tutti gli indicatori: occupazione (45,6%), disoccupazione (13,8%), e inattività (46,9%), con forti differenze tra le diverse comunità. È conferma lo schiacciamento dei lavoratori stranieri su basse qualifiche, con retribuzioni medie annue inferiori di oltre il 30% rispetto al totale dei lavoratori.
Secondo il 3° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa, resentato a marzo 2025, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale sono percepite come parimenti rilevanti a conferma che per la pubblica opinione costituiscono due dimensioni tra loro strettamente connesse che devono essere affrontate con pari impegno dalle imprese. Risulta, infatti, largamente condivisa la consapevolezza della gravità delle conseguenze sociali della crisi ambientale in atto. L’impegno delle imprese in sostenibilità – sia ambientale che sociale – ha quindi effetti positivi sia sulla reputazione dell’impresa, sia sulla propensione all’acquisto dei suoi prodotti/servizi. Consistenti minoranze di consumatori dichiarano che ha “molta” o “moltissima” influenza. È la conferma che un impegno coerente e continuativo in sostenibilità ambientale e sociale può generare un significativo vantaggio economico per le imprese che coerentemente lo praticano. Ma perché questo avvenga è necessario che l’impegno delle imprese venga chiaramente ed efficacemente comunicato.
I giovani poi sono sempre più informati, critici e consapevoli; pertanto, l’impegno in sostenibilità rappresenta anche la chiave per attirare sensibilità, competenze e talenti».
Chi può firmare il Manifesto e quali sono i criteri di adesione?
«Il Manifesto si rivolge anzitutto alle organizzazioni business italiane aderenti al Global Compact delle Nazioni Unite. Parallelamente, la firma del documento è aperta a tutte le aziende italiane, anche quelle non aderenti a UNGC, impegnate per lo sviluppo sostenibile, rientranti in qualsiasi settore produttivo e sia di grandi dimensioni, che piccole e medie. Non sono previsti dei requisiti minimi per l’adesione, ma viene fatta una rigorosa verifica di Integrity prima della ufficializzazione della sottoscrizione».
Firmare il Manifesto cosa comporta concretamente all’interno dell’organizzazione?
«Non è richiesta una rendicontazione sui temi, ma la firma del Manifesto è strettamente connessa all'impegno dell'azienda per un continuo progresso nell’avanzamento dell'Agenda 2030 ONU, con specifico riferimento alla dimensione sociale. In altre parole, l’azienda dichiara pubblicamente il suo impegno sui 10 punti in cui si articola il documento, assumendo quindi una responsabilità di fronte a tutti i suoi stakeholder a partire da quelli interni, ossia i propri dipendenti e collaboratori.
L’ultimo punto del Manifesto richiede poi all’azienda firmataria di giocare un ruolo di “ambassador” all’interno della sua rete sui temi della sostenibilità sociale, provando quindi a coinvolgere altri AD e Presidenti nella sottoscrizione del documento, così da far crescere questa nuova Community connessa da sensibilità e obiettivi complementari e condivisi».
A due anni dal lancio, quante e quali imprese hanno aderito finora?
«Al momento i firmatari sono oltre 210, il numero è in costante crescita e si registra un ottimo bilanciamento tra Company e PM».
Quali sono i benefici per le imprese firmatarie?
«Sicuramente, la firma del Manifesto - come dichiarazione pubblica - rappresenta un atto di serietà e trasparenza nei confronti degli stakeholder interni ed esterni dell’azienda, con tutti i benefici che ne derivano in termini crescita della reputazione, e quindi di aumento del senso di appartenenza e della performance da parte dei dipendenti, ma anche della scelta di consumo e fidelizzazione da parte dei clienti.
Sempre menzionando il 3° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas sulla Sostenibilità Sociale d’Impresa, rispetto al campo sociale le priorità degli italiani sono chiare. Al primo posto, gli intervistati pongono il rispetto dei diritti dei lavoratori, seguito dall’impegno per il benessere dei dipendenti e dalla correttezza dei comportamenti aziendali. Alle imprese viene, dunque, innanzitutto chiesto di fare bene la loro parte rispettando le leggi e le persone che per loro lavorano. In particolare, gli aspetti più rilevanti per il benessere dei dipendenti sono: le retribuzioni adeguate ed eque al primo posto, seguite da tutela di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, qualità del lavoro e conciliazione vita lavoro.
Pertanto, la scelta sostenibile in ambito sociale è una leva reputazionale imprescindibile.
Come Network, riserviamo poi alle aziende firmatarie del Manifesto alcuni servizi dedicati e ben focalizzati sui temi della sostenibilità sociale, per costruire nuova consapevolezza e conoscenza critica sui temi, e per fornire pubblicazioni e tool innovativi e pratici da poter implementare al livello organizzativo».
Manifesto UNGCN Italia: 10 impegni per la sostenibilità sociale delle imprese
A seguire, in sintesi, i 10 punti del Manifesto "Imprese per le Persone e la Società" promosso da UN Global Compact Network Italia:
- Integrare la dimensione sociale nelle strategie aziendali e lungo la catena del valore.
- Rispettare i diritti umani e del lavoro, anche oltre gli obblighi di legge.
- Promuovere inclusione, diversità ed equità in azienda, fornitori e comunità.
- Garantire benessere e welfare per i lavoratori, conciliando vita e lavoro.
- Investire in formazione e sensibilizzazione per dipendenti, stakeholder e cittadini.
- Dedicare risorse finanziarie a iniziative e strumenti di finanza ad impatto sociale.
- Adottare pratiche eque per ridurre le disuguaglianze e tutelare i consumatori.
- Partecipare ad azioni collettive per il benessere delle comunità.
- Misurare e rendicontare l’impatto sociale in modo trasparente e oggettivo.
- Comunicare risultati e progressi, diventando Ambassador del cambiamento.
Un invito all’azione
Oggi più che mai, sottoscrivere il Manifesto significa scegliere di non lasciare indietro nessuno, contribuendo in modo concreto a un futuro equo, inclusivo e sostenibile. Le imprese sono chiamate ad assumersi la responsabilità di essere agenti di progresso sociale. È tempo di passare dalle parole ai fatti: aderisci al Manifesto “Imprese per le Persone e la Società” e diventa parte del cambiamento.
Leggi e firma anche tu qui il Manifesto Imprese per le Persone e la Società.
