Il mercato delle obbligazioni ESG continua a crescere e con esso aumenta anche l’interesse verso il cosiddetto “greenium”, uno dei concetti più discussi nella finanza sostenibile. A fare il punto sul fenomeno è il nuovo Quaderno Consob “The sustainability premium of Italian bonds”, pubblicato a maggio 2026 e dedicato al premio di sostenibilità delle obbligazioni italiane.
Lo studio, firmato da Lucia Alessi del Joint Research Centre della Commissione europea e Monica Gentile di Consob, analizza se il mercato attribuisca un valore economico concreto alle caratteristiche ambientali, sociali e di governance dei bond ESG. La risposta, secondo i risultati della ricerca, è positiva: gli investitori sembrano premiare le imprese sostenibili accettando rendimenti inferiori rispetto alle obbligazioni tradizionali.
In altre parole, le aziende che emettono bond ESG riescono spesso a finanziarsi a costi più bassi.
Cos’è il greenium
Il termine greenium nasce dalla fusione delle parole “green” e “premium” e indica il differenziale di rendimento tra un’obbligazione sostenibile e un’obbligazione tradizionale comparabile.
Quando il greenium è negativo, significa che gli investitori sono disposti ad accettare un rendimento inferiore pur di investire in strumenti ESG o green bond. Questo comporta un vantaggio diretto per l’emittente, che può raccogliere capitale pagando interessi più bassi.
Secondo il Quaderno Consob, il greenium rappresenta dunque un “premio di sostenibilità” incorporato dal mercato nel prezzo delle obbligazioni ESG. Lo studio sottolinea che tale premio emerge quando gli investitori considerano i titoli sostenibili meno rischiosi o maggiormente coerenti con i propri obiettivi ambientali e sociali.
La letteratura internazionale, richiamata nel documento, individua due principali spiegazioni del fenomeno:
- da un lato, i bond ESG migliorano reputazione, trasparenza e percezione del rischio dell’emittente;
- dall’altro, cresce la domanda di investimenti sostenibili da parte di investitori istituzionali e retail disposti ad accettare rendimenti inferiori pur di detenere asset coerenti con criteri ESG.
Il mercato dei bond ESG in Italia
La ricerca Consob evidenzia come il mercato italiano delle obbligazioni sostenibili sia in forte espansione. Secondo i dati riportati nello studio, lo stock di bond ESG quotati sui mercati italiani ha raggiunto quasi 700 miliardi di euro a febbraio 2026.
Il campione analizzato comprende 3.363 obbligazioni emesse da società italiane e istituzioni finanziarie, di cui 195 classificate come strumenti ESG secondo i principi ICMA.
All’interno del campione:
- 115 sono green bond;
- 43 sustainability-linked bond;
- 30 social bond;
- 7 sustainability bond.
Le emissioni ESG italiane risultano concentrate soprattutto nei settori utility, energia e banche, mentre la maggior parte dei titoli presenta caratteristiche qualitative elevate: verifica esterna, rating investment grade e utilizzo dei proventi per progetti sostenibili.
Il Quaderno Consob conferma l’esistenza del greenium negativo
Il fulcro dello studio riguarda proprio la verifica empirica dell’esistenza del greenium nel mercato italiano.
L’analisi, basata sui rendimenti al momento dell’emissione (“yield at issuance”), conclude che esiste un greenium negativo, e anche statisticamente significativo, per i bond ESG italiani.
In termini pratici, le obbligazioni ESG vengono emesse con rendimenti inferiori rispetto ai bond convenzionali comparabili, consentendo quindi alle imprese di ridurre il costo del finanziamento.
Il dato più rilevante riguarda il settore corporate non finanziario. Qui il fenomeno appare particolarmente marcato: secondo il modello econometrico utilizzato dalla Consob, il rendimento dei bond ESG risulta inferiore di circa 0,96 punti percentuali rispetto ai titoli tradizionali.
Per gli investitori, questo significa accettare ritorni leggermente inferiori; per le imprese, invece, rappresenta un vantaggio competitivo concreto in termini di costo del capitale.
Perché gli investitori premiano i bond ESG
Lo studio individua diversi fattori che spiegano il greenium.
Uno dei più importanti riguarda la percezione del rischio. Gli investitori tendono infatti a considerare le imprese con buone performance ESG più resilienti, meglio governate e meno esposte ai rischi di transizione climatica, reputazionale o normativa.
Un altro elemento centrale è la credibilità dell’emittente. Secondo il Quaderno, il mercato premia soprattutto:
- le aziende con rating ESG elevati;
- le emissioni sottoposte a revisione esterna;
- i bond coerenti con standard internazionali come i principi ICMA;
- gli emittenti abituali di strumenti ESG.
In particolare, la ricerca mostra che il rating ESG dell’emittente conta almeno quanto l’etichetta “green” del singolo bond.
Le aziende con performance ESG medio-alte beneficiano infatti di costi di finanziamento inferiori anche sulle obbligazioni tradizionali, non soltanto sui bond sostenibili.
Perché il greenium è più forte nelle imprese industriali
Uno degli aspetti più interessanti emersi dal Quaderno Consob riguarda la differenza tra imprese industriali e istituzioni finanziarie.
Nel comparto bancario e finanziario, infatti, il greenium non risulta statisticamente significativo.
Secondo gli autori, questo accade perché gli investitori percepiscono come meno immediato il collegamento tra l’attività della banca e l’impatto ambientale generato dai progetti finanziati.
Al contrario, nelle imprese industriali — in particolare utility, energia e infrastrutture — il legame tra utilizzo dei capitali raccolti e sostenibilità appare più chiaro e verificabile. Questo rafforza la credibilità dell’emissione ESG e aumenta la disponibilità degli investitori ad accettare rendimenti inferiori.
Il ruolo della normativa europea
Il Quaderno dedica ampio spazio anche al nuovo quadro regolamentare europeo sui green bond.
La ricerca evidenzia come il Regolamento europeo sugli European Green Bond (EuGB), entrato in vigore nel 2023 e applicabile dal dicembre 2024, possa rafforzare ulteriormente il greenium grazie a standard più rigorosi in materia di trasparenza, rendicontazione e revisione esterna.
Secondo la Consob, l’introduzione di regole armonizzate europee potrebbe:
- ridurre il rischio di greenwashing;
- aumentare la fiducia degli investitori;
- migliorare la comparabilità tra strumenti ESG;
- rendere ancora più riconoscibili i bond sostenibili sul mercato.
Gli autori ipotizzano inoltre che i bond emessi secondo il nuovo standard europeo possano beneficiare di un greenium ancora più marcato rispetto agli attuali green bond.
Greenium e costo del capitale: quali implicazioni
Le conclusioni del Quaderno Consob sono rilevanti sia per le imprese sia per gli investitori.
Per le aziende, la presenza di un greenium significa che integrare seriamente la sostenibilità nella strategia aziendale può tradursi in un vantaggio finanziario concreto, riducendo il costo del debito.
Per il mercato, invece, il fenomeno segnala che i fattori ESG stanno diventando una componente strutturale della valutazione del rischio finanziario.