Oltre 260 studiosi di economia europea hanno sottoscritto il documento redatto durante l’Annual Meeting 2025 della Academy of Management a Copenaghen, da qui il nome di "Copenhagen Declaration". Primo firmatario della Dichiarazione di Copenaghen, nonché coautore di sette, è Andreas Rasche, Associate Dean della Copenhagen Business School, tra i massimi esperti di sostenibilità d’impresa. L’iniziativa è un appello diretto ai decisori politici europei affinché il processo avviato dal Pacchetto Omnibus non comprometta due pilastri fondamentali del quadro normativo europeo: la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD).
Gli altri 6 autori insieme ad Andreas Rasche sono: Laura Marie Edinger-Schons, University of Hamburg; Judith Stroehle, University of St. Gallen; Ali Aslan Gümüsay, LMU Munich; Florian Berg, MIT; Florian Hoos, IMD Lausanne; Gaia Melloni, University of Lausanne. Tra i firmatari anche esponenti delle università italiane: Arianna Pisciella, Università Cattolica del Sacro Cuore Milano; Riccardo Torelli, Università Cattolica del Sacro Cuore; Annita Florou, Università Bocconi di Milano; Albachiara Boffelli, Università di Bergamo; Eleonora Rizzitello, Università di Palermo; Claudia Arena, Università di Napoli Federico II; Ana Tortosa Rey-Stolle, Università di Urbino; Marco Bellucci, Università di Firenze; Paolo Perego, Libera Università di Bolzano (scarica qui la Dichiarazione di Copenaghen e l'elenco completo dei firmatari).
I cinque punti della Dichiarazione di Copenaghen
La Dichiarazione di Copenaghen si articola in cinque punti chiave:
1. Semplificare sulla base delle evidenze
L’attuale proposta Omnibus manca di un solido fondamento empirico. Chiediamo una più approfondita integrazione della ricerca scientifica in materia di rendicontazione di sostenibilità e di due diligence nelle fasi restanti del processo legislativo, in particolare durante le negoziazioni finali al Parlamento europeo e nel successivo trilogo.
2. Allineare con la scienza del clima
Alcune disposizioni chiave dell’attuale proposta trascurano le evidenze consolidate della scienza climatica. In particolare, l’indebolimento o l’eliminazione dei piani di transizione climatica compromette il loro ruolo di strumenti essenziali per allineare i modelli di business agli obiettivi climatici scientificamente validati. Questi piani costituiscono vere e proprie road map per una trasformazione sostenibile.
3. Garantire coerenza normativa
Per mantenere la coerenza con la Non-Financial Reporting Directive (NFRD), le imprese con più di 500 dipendenti dovrebbero rimanere incluse nell’ambito di applicazione della CSRD. Tale inclusione è necessaria per creare un insieme coerente e significativo di soggetti rendicontanti a livello europeo.
4. Bilanciare costi e benefici
Invitiamo i negoziatori a considerare i costi di conformità insieme ai consistenti vantaggi strategici derivanti da una rendicontazione di sostenibilità e da pratiche di due diligence solide. L’attuale proposta si concentra quasi esclusivamente sulla riduzione degli oneri, trascurando l’ampia mole di ricerche che dimostrano il valore aziendale di lungo termine della rendicontazione e della due diligence in materia di sostenibilità.
5. Tutelare la due diligence basata sul rischio
La CSDDD deve mantenere l’obbligo di una due diligence basata sul rischio in linea con gli standard internazionali, in particolare i Principi Guida ONU su Imprese e Diritti Umani e le Linee Guida OCSE destinate alle imprese multinazionali. Questo allineamento assicura chiarezza giuridica e coerenza etica oltre i confini nazionali.
Dichiarazione di Copenaghen: un segnale forte nel dibattito europeo
La Dichiarazione di Copenaghen si inserisce in un momento critico per il futuro delle politiche di sostenibilità dell’Unione europea. Il rischio, denunciato dagli accademici, è che l’Omnibus diventi un’occasione per arretrare rispetto agli standard già conquistati con la CSRD e la CSDDD, anziché rafforzarli. L’appello degli oltre 260 studiosi rappresenta dunque un monito: senza regole solide e basate sulle evidenze scientifiche, l’Europa rischia di perdere la leadership internazionale nella transizione ecologica e nella governance responsabile delle imprese.