La conversione in legge del Decreto Salute e Sicurezza sul lavoro segna un passaggio di rilievo nel rafforzamento della sostenibilità sociale, pilastro “S” dei criteri ESG. La tutela della salute, della sicurezza e della dignità del lavoro non è più solo un obbligo normativo, ma diventa un fattore strutturale di qualità del modello organizzativo e di creazione di valore nel lungo periodo.
Il provvedimento – Legge 29 dicembre 2025, n. 198, di conversione del Decreto Legge 31 ottobre 2025, n. 159 – interviene in modo sistemico su prevenzione, vigilanza, formazione e inclusione, allineando la disciplina nazionale agli obiettivi europei di lavoro sicuro, equo e sostenibile. In questa prospettiva, la sicurezza sul lavoro si consolida come indicatore chiave di performance sociale, sempre più rilevante anche nei sistemi di rendicontazione ESG.
Decreto Salute e Sicurezza sul lavoro: cosa cambia per le aziende con la legge n. 198/2025
A seguire alcuni tra gli aspetti più rilevanti del Decreto Salute e Sicurezza sul lavoro evidenziati dalla nota ufficiale.
Premialità alle imprese virtuose: la sicurezza come investimento
Uno dei cardini del Decreto Salute e Sicurezza sul lavoro è l’introduzione di un sistema strutturato di premialità per le imprese che dimostrano comportamenti virtuosi in materia di prevenzione degli infortuni. A decorrere dal 1° gennaio 2026, l’INAIL è autorizzato a rivedere le aliquote di oscillazione e i contributi in bonus in funzione dell’andamento infortunistico, incentivando concretamente la riduzione dei rischi.
Il meccanismo introduce una chiara logica di responsabilizzazione: la sicurezza diventa un fattore competitivo, mentre sono escluse dai benefici le aziende che abbiano riportato, negli ultimi due anni, sentenze definitive di condanna per gravi violazioni in materia di salute e sicurezza.
Questa impostazione rafforza la dimensione ESG, poiché lega la sostenibilità sociale a criteri misurabili e verificabili, premiando chi investe in prevenzione, formazione e organizzazione del lavoro. La sicurezza non è più un costo, ma una leva di efficienza e reputazione.
Appalti e subappalti: più controlli, più responsabilità
Il rafforzamento dell’attività di vigilanza in materia di appalto e subappalto rappresenta un altro pilastro del decreto. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro orienterà in via prioritaria i controlli verso i datori di lavoro che operano in regime di subappalto, pubblico o privato, soprattutto ai fini del rilascio dell’attestato necessario per l’iscrizione alla Lista di Conformità INL.
La scelta risponde a una criticità strutturale del mercato del lavoro italiano: la frammentazione delle responsabilità lungo le catene di fornitura, spesso associata a maggiore esposizione al rischio infortunistico e a fenomeni di irregolarità.
In chiave ESG, il decreto rafforza il principio di responsabilità estesa dell’impresa, in linea con gli orientamenti europei sulla due diligence sociale e sul controllo delle filiere. La sicurezza dei lavoratori diventa un requisito imprescindibile lungo tutta la catena del valore.
Vigilanza rafforzata e nuove risorse ispettive
A supporto dei controlli, il legislatore prevede un significativo potenziamento degli organici: 300 nuovi ispettori dell’INL nel triennio 2026-2028 e 100 unità aggiuntive per il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro.
Questo investimento pubblico rafforza l’effettività delle norme e contribuisce a ridurre il divario tra regolazione formale e applicazione concreta, elemento centrale per la credibilità delle politiche di sostenibilità sociale.
Lavoratori fragili e inclusione: una sicurezza più equa
Il Decreto Salute e Sicurezza sul lavoro introduce un rafforzamento mirato delle politiche attive e della sicurezza per i lavoratori più fragili, con particolare attenzione alle persone con disabilità. Il limite massimo entro cui i datori di lavoro possono coprire la quota di riserva tramite convenzioni di inserimento lavorativo sale dal 10% al 60% per aziende con oltre 50 dipendenti, ampliando significativamente le opportunità di integrazione.
Il provvedimento riconosce la complessità dell’inclusione lavorativa, prevedendo strumenti flessibili come il distacco temporaneo e ampliando la platea dei soggetti coinvolgibili, includendo enti del Terzo Settore e società benefit.
In ottica ESG, questa scelta rafforza il legame tra sicurezza, inclusione e giustizia sociale, valorizzando il lavoro come strumento di autonomia e partecipazione.
Giovani, studenti e tutela estesa
La sostenibilità sociale passa anche dalla protezione delle nuove generazioni. Il decreto estende la tutela assicurativa INAIL agli studenti impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro, includendo gli infortuni in itinere e vietando l’impiego in attività ad alto rischio.
A ciò si aggiungono le borse di studio per gli orfani di vittime di infortuni sul lavoro, un intervento che riconosce l’impatto sociale degli incidenti e introduce una misura di equità intergenerazionale.
Cultura della prevenzione e tracciamento dei mancati infortuni
Il decreto investe in modo significativo sulla formazione e sulla cultura della sicurezza, destinando almeno 35 milioni di euro annui a interventi di promozione e aggiornamento. Centrale è anche l’introduzione del tracciamento dei mancati infortuni, con linee guida nazionali che favoriscono un approccio preventivo e proattivo alla gestione dei rischi.
Questa impostazione è pienamente coerente con gli standard internazionali di salute e sicurezza sul lavoro, come le linee guida INAIL e le norme ISO, sempre più richiamate nei sistemi ESG.