Nonostante un contesto normativo in costante fermento, le aziende italiane scelgono di mantenere la rotta verso la transizione ecologica. A confermarlo è lo studio Global Sustainability Survey – From strategy to spend: The state of sustainability in business, realizzato da BDO intervistando tra aprile e giugno di quest'anno 418 aziende di piccole, medie e grandi dimensioni in 36 Paesi, secondo il quale il 94% delle imprese italiane ha aumentato o mantenuto invariati nel 2025 i budget destinati agli investimenti in sostenibilità.
Un dato che si inserisce in un trend globale più ampio, dove l’83% delle aziende (il 59% delle italiane) considera la sostenibilità una priorità strategica e l’87% la integra nelle strategie aziendali. In Italia questa percentuale sale al 91%, confermando un orientamento maturo rispetto alla media europea e un approccio sempre più gestionale e integrato.
Tuttavia, solo un’azienda europea su quattro ha raggiunto un livello di maturità avanzato, capace cioè di tradurre gli obiettivi ESG in politiche strutturate, KPI misurabili e reporting di valore. La transizione, insomma, è ancora in corso, ma procede su basi più solide rispetto al passato.
Non è un caso che, secondo il report, le aziende più evolute siano anche quelle con accesso più agevole a capitale, condizioni di finanziamento favorevoli e migliori performance reputazionali. Il mercato premia chi sa misurare e comunicare l’impatto, non chi lo dichiara soltanto. In parallelo, la crescente attenzione degli investitori istituzionali e la spinta regolatoria europea, anche dopo la parziale revisione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), contribuiscono a consolidare una nuova “accountability” del valore d’impresa.
La sostenibilità, quindi, non arretra nemmeno in tempi di deregulation. Come osserva Allan Evans, Global Head of Strategic Projects di BDO, “le aziende continuano a prepararsi alla CSRD, consapevoli che la rendicontazione arriverà comunque, anche se con tempi o modalità riviste. E preferiscono farsi trovare pronte, perché sanno che la trasparenza è un vantaggio strategico prima ancora che normativo”.
Europa: la sostenibilità come leva industriale
L’Europa, che rappresenta il 68% del campione analizzato, si conferma il laboratorio avanzato della trasformazione ESG. Qui la spinta verso la decarbonizzazione e la transizione energetica si intreccia con la necessità di competitività e innovazione industriale.
Il 94% delle aziende europee intervistate dichiara budget ESG stabili o in aumento, mentre il 53% ha già pubblicato un report di sostenibilità (in Italia questo dato arriva al 59%). Solo il 25% però può dirsi davvero “matura”, un dato che evidenzia la distanza tra ambizione e implementazione, ma anche la determinazione nel colmare quel gap.
Le imprese europee traggono il maggiore valore dalle strategie ESG in aree chiave come la riduzione dell’impatto ambientale (25%), l’accesso a finanziamenti sostenibili (19%), e il contenimento dei costi operativi (10%). L’attrazione di talenti, altro indicatore di resilienza a lungo termine, pesa per un ulteriore 10%. È il segno di un ecosistema che inizia a legare la sostenibilità non solo alla compliance, ma alla produttività e alla capacità di innovazione.
Tuttavia, le sfide non mancano. Le imprese di piccole e medie dimensioni segnalano la complessità regolatoria e la scarsità di risorse dedicate come ostacoli principali, mentre le grandi aziende devono conciliare la gestione di pressioni a breve termine con investimenti di lungo periodo.
In generale comunque il rallentamento del percorso normativo europeo ha generato sì incertezza, ma non disimpegno. L’85% delle imprese europee ha già avviato la raccolta dati o una Double Materiality Assessment, e una su cinque, tra quelle sopra i mille dipendenti, ha già pubblicato un report conforme.
È dunque evidente che le aziende europee stanno internalizzando la sostenibilità come fattore industriale e finanziario, non come obbligo di legge.
Investimenti in sostenibilità, la situazione globale
Fuori dall’Europa, la mappa della sostenibilità si presenta più disomogenea ma altrettanto significativa.
In America Latina e nei Caraibi, il 68% delle aziende ha già pubblicato un report ESG e il 42% dispone di un programma maturo. Il 26% delle imprese ha dichiarato di voler aumentare gli investimenti in sostenibilità quest’anno mentre il 69% intende rimanere sulla stessa spesa del 2024.
Nel Sud-Est asiatico e nel Pacifico, la situazione è più sfidante, con il 47% delle aziende che pubblica report ESG, ma solo il 31% ha iniziato a integrare pienamente la sostenibilità nel proprio modello operativo. I principali ostacoli restano i costi di implementazione, la scarsità di capitale verde e la limitata disponibilità di competenze. Tuttavia, il 38% delle imprese prevede di aumentare i budget nel 2025, spinta da nuove normative in Australia e da una crescente domanda di trasparenza lungo le catene di fornitura globali.