Morgan Stanley Sustainable Signals, la sostenibilità è ormai parte della strategia aziendale

Il rapporto Sustainable Signals di Morgan Stanley rivela che l’88% delle imprese considera la sostenibilità una leva strategica per creare valore a lungo termine

Di Arianna De Felice

Ricerche e Pubblicazioni - Pubblicato il 29-09-2025

La ricerca Sustainable Signals 2025 pubblicata dal Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing, offre un quadro preciso e articolato dello stato di avanzamento dell’adozione ESG da parte delle imprese a livello globale. I dati raccolti su oltre 300 aziende private e pubbliche in Nord America, Europa e Asia-Pacifico restituiscono una fotografia chiara: l’88% dei manager considera oggi la sostenibilità una fonte concreta di creazione di valore, piuttosto che un mero adempimento normativo o una misura di risk management. Questo segna un netto distacco dal passato, ma soprattutto sancisce l’ingresso definitivo dell’ESG nei boardroom delle grandi corporate. In particolare, il dato è cresciuto soprattutto nelle aziende presenti in Nord America e in Europa, dove si è registrato un aumento rispettivamente di 9 e 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente, raggiungendo l’89% e il 94%.

Solo il 12% continua a considerare l’ESG un esercizio di mitigazione del rischio, un dato in calo rispetto al 15% dell’anno precedente. La tendenza evidenziata dalla ricerca è quindi chiara: la sostenibilità ha acquisito centralità, e il linguaggio di chi la guida è passato dal lessico della conformità a quello della performance.

Un altro aspetto rilevante emerso dalla ricerca di Morgan Stanley Sustainable Signals è la capacità, finalmente maturata da parte delle aziende, di quantificare i ritorni derivanti dalle iniziative ESG. L’83% afferma infatti di essere in grado di misurare il ROI dei progetti sostenibili con lo stesso livello di rigore applicato agli investimenti tradizionali. Questo significa che l’ESG non è più un “nice to have”, ma uno strumento valutabile con metriche finanziarie chiare. Il passaggio non è soltanto tecnico, ma anche culturale: implica che i consigli di amministrazione considerano ormai la sostenibilità un vettore di profitto misurabile, e non un semplice strumento reputazionale.

"I dati suggeriscono che la sostenibilità rimane centrale per la creazione di valore a lungo termine", ha affermato Jessica Alsford, Chief Sustainability Officer e Presidente dell'Institute for Sustainable Investing di Morgan Stanley. "Le aziende di tutto il mondo segnalano un allineamento tra le strategie aziendali e le priorità di sostenibilità, nel tentativo di costruire imprese resilienti e pronte per il futuro".

Un altro dato in crescita riguarda le performance aziendali percepite: il 65% delle imprese ritiene di essere al pari o addirittura in anticipo rispetto agli obiettivi ESG fissati, in aumento rispetto al 59% dell’anno scorso. 

Tuttavia, non mancano ostacoli concreti all’implementazione efficace delle politiche ESG. La difficoltà più citata è quella legata agli alti costi iniziali degli investimenti sostenibili, seguita da incertezze politiche e macroeconomiche che scoraggiano scelte strutturali. In Nord America, ad esempio, il clima politico polarizzato ha generato una forma crescente di “green-hushing”, ovvero la riluttanza da parte delle aziende a comunicare pubblicamente le proprie iniziative ESG per timore di backlash mediatici o reazioni da parte degli investitori più conservatori. Non è un fenomeno marginale: secondo diversi analisti, questa prudenza comunicativa sta trasformandosi in un approccio più tecnico e orientato ai risultati. Le imprese, cioè, non rinunciano all’ESG, ma ne parlano meno e lavorano di più per integrarlo davvero nel modello di business.

I cambiamenti climatici stanno accelerando questa dinamica. Il report Sustainable Signals segnala come più della metà delle aziende globali abbia subito impatti diretti da eventi climatici estremi nel solo 2024. In Asia-Pacifico, il dato sale al 73%. Tra le aziende colpite, il caldo estremo (55%) e le condizioni meteorologiche o tempeste estreme (53%) sono stati i problemi più comuni. Le conseguenze sono state rilevanti: aumento dei costi operativi nel 54% dei casi, interruzioni logistiche o di produzione nel 40%, e cali di fatturato nel 39%. Questi eventi hanno rafforzato la consapevolezza che l’ESG non può più essere rimandato o trattato come accessorio. Non a caso, oltre l’80% delle aziende si dichiara pronta a investire in resilienza climatica nei prossimi cinque anni, un salto deciso rispetto agli anni precedenti.

Oltre al capitale e alla volontà politica, due driver si stanno affermando come fondamentali per facilitare l’adozione ESG: la tecnologia e il contesto macroeconomico. Il 33% delle aziende globali riconosce nell’innovazione digitale, in particolare nell’analisi dati e nella decarbonizzazione industriale, un potente alleato per integrare la sostenibilità nei processi aziendali. In parallelo, il 32% dei manager sottolinea l’importanza di un contesto macro favorevole, capace di garantire prevedibilità e incentivi di lungo termine, oltre che dell’aumentare della domanda dei clienti (28%).

Morgan Stanley Sustainable Signals, un focus sull’UE

In Europa, i costi elevati o i rischi legali alla regolamentazione sulla sostenibilità rappresentano ancora la principale sfida per le aziende, segnalata dal 18% degli intervistati. Tuttavia, altre barriere che in passato risultavano critiche, come l'incertezza normativa e la carenza di dati, sono oggi percepite con minore intensità, portandosi su livelli pari o inferiori rispetto a quelli registrati in Nord America e nell'area Asia-Pacifico (APAC). Questo cambiamento suggerisce un'evoluzione positiva nel contesto europeo, probabilmente favorita da un quadro regolatorio più stabile e maturo.

Parallelamente, cresce la consapevolezza del potenziale strategico della sostenibilità: il 62% delle aziende europee considera oggi la sostenibilità un’opportunità di creazione di valore, con un incremento di 7 punti percentuali rispetto al 2024. Si tratta della percentuale più alta tra le regioni analizzate, a conferma di un’accelerazione verso modelli di business più sostenibili.

Tra i principali fattori che facilitano l’implementazione delle strategie di sostenibilità in Europa emergono la crescente domanda da parte di clienti e consumatori, la disponibilità di competenze rilevanti tra i dipendenti e il sostegno da parte degli istituti finanziari. Questo quadro complessivo evidenzia come le aziende europee si stiano orientando con maggiore decisione verso strategie sostenibili, spinte da fattori interni di competitività più che da vincoli esterni.

 


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