Crescono gli investimenti ESG, l’82% dei manager lo conferma

Secondo Capgemini, solo il 21% delle organizzazioni dispone di piani ESG dettagliati nonostante il boom di investimenti annunciati

Di Arianna De Felice

Trend e Scenari - Pubblicato il 30-09-2025

Secondo il recente studio "A world in balance 2025: Unlocking resilience and long-term value through environmental action" di Capgemini Research Institute, l’82% delle organizzazioni globali prevede di aumentare gli investimenti in sostenibilità ambientale nei prossimi 12-18 mesi, riconoscendoli come parte integrante delle strategie di lungo periodo per la resilienza e la competitività. Questa evoluzione segna un cambio di paradigma. Se fino a pochi anni fa le iniziative green erano viste come un costo o come meri strumenti di marketing reputazionale, oggi i CEO e i top manager ne colgono la funzione di protezione del business contro rischi climatici, pressioni regolatorie e aspettative crescenti di consumatori e investitori.

Un dato importante insomma che, però, non sempre combacia con le azioni concrete visto che solo il 21% delle imprese ha definito piani dettagliati di transizione, con target intermedi e allocazioni di capitale chiare.

Investimenti ESG: intenzioni vs realtà

Nonostante l'incertezza globale le organizzazioni stanno continuando a dare priorità ai temi ESG con oltre 4 organizzazioni su 5 che prevedono di aumentare gli investimenti nella sostenibilità ambientale (un dato in aumento 8 punti percentuali rispetto allo scorso anno); mentre il 92% dei dirigenti ha affermato di attenersi scrupolosamente alle scadenze per l'obiettivo zero emissioni nette.

Il cambiamento è accelerato principalmente da due forze principali: regolamentazione e mercato. Sul piano normativo, l’Europa guida con direttive come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e la tassonomia UE, che impongono trasparenza e misurabilità degli obiettivi. In parallelo, i mercati finanziari premiano le aziende con migliori performance ESG attraverso condizioni di accesso al capitale e una riduzione del rischio percepito. 

C’è però anche una percezione positiva degli investimenti ESG. Il 67% dei dirigenti li collega direttamente alla creazione di valore per l’azienda, intesa in termini di maggiore redditività, efficienza e riduzione dei costi. Inoltre, il 49% dichiara di aver già ottenuto un ritorno sull’investimento (ROI) positivo, mentre il 75% ritiene che la sostenibilità sia un fattore decisivo per la sicurezza futura.

Come abbiamo già anticipato, purtroppo, intenzione e azioni concrete non combaciano principalmente per motivi di budget, sistemi di dati e misurazione inadeguati e compartimenti stagni operativi. A tutto questo bisogna aggiungere anche l’attuale clima geopolitico che, secondo circa due terzi dei dirigenti, sta rallentando gli investimenti e i progetti di sostenibilità.

Lo scenario attuale tra rischi climatici e resilienza aziendale

Tra riscaldamento globale e continui disastri climatici anche le imprese ne stanno risentendo tanto che oltre sette dirigenti su dieci hanno segnalato interruzioni nelle catene di approvvigionamento, ulteriori interruzioni nella produzione e carenze di materie prime. Inoltre, due terzi prevedono difficoltà nella gestione dei rischi assicurativi o finanziari. 

Le stesse aziende evidenziano che non sono pronte ad affrontare la situazione globale: sebbene dichiarino di dare priorità all'adattamento climatico, oltre la metà ritiene che la propria organizzazione non sia sufficientemente preparata agli impatti del cambiamento climatico. Questa discrepanza tra la percezione della preparazione e la reale resilienza suggerisce che poche imprese stanno implementando misure concrete e i dati lo confermano con solo il 38% che aggiorna le infrastrutture, il 31% sposta la produzione in aree meno vulnerabili agli effetti climatici e appena il 26% riprogetta i prodotti.

"Sebbene le normative sulla sostenibilità stiano esercitando una pressione minore sulle organizzazioni, i leader aziendali continuano a considerare la sostenibilità un fattore chiave per il valore aziendale. Tuttavia, con l'incertezza globale e i budget limitati, molte aziende si trovano ad affrontare una situazione di stallo", afferma Cyril Garcia, Head of Global Sustainability Services and Corporate Responsibility e Group Executive Board Member di Capgemini. "Con i rischi climatici sempre più in primo piano nell'agenda aziendale, i leader aziendali devono adottare un approccio pragmatico e operativo e implementare con urgenza misure concrete e finanziate di transizione e adattamento. Questo non solo rafforzerà la resilienza, ma alimenterà anche l'innovazione e la competitività".

Anche i consumatori sono scettici: oltre sei su dieci (62%) ritengono che le aziende pratichino greenwashing, rispetto a un terzo nel 2023 e a più della metà nel 2024. Inoltre, più di tre quarti dei consumatori ritengono che le imprese dovrebbero fare di più per ridurre le emissioni di gas serra, sottolineando l’urgenza di una comunicazione sulla sostenibilità trasparente e supportata da dati concreti.

Intelligenza artificiale e sostenibilità: opportunità e limiti

In questa situazione la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, possono giocare un ruolo significativo. Ad oggi, infatti, quasi due terzi (circa il 64%) dei dirigenti hanno infatti dichiarato che le loro organizzazioni la utilizzano per raggiungere obiettivi sostenibili. Va però sottolineato che, anche in questo caso, vi sono dei contro. Nonostante la sua capacità di elaborare dati, ottimizzare risorse e migliorare l’efficienza, l’IA comporta comunque un impatto ambientale, e solo il 32% delle imprese ha adottato misure per mitigare l'impatto ambientale dell'intelligenza artificiale di nuova generazione. 


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